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Alla scoperta dei “Minrii”

Ho avuto occasione di conoscere lo scrittore Marco Bocchio in occasione della presentazione del suo nuovo romanzo a Librinpista. L’ho contattato per un’intervista e lui ha accettato con piacere.

Marco, come ti è venuta l’idea di scrivere un romanzo fantasy?
«Ho iniziato a leggere seriamente piuttosto tardi rispetto alla media, verso i 16 anni. Prima i miei genitori cercavano di propormi diversi libri, ma con scarso successo. Volevo scegliere io! Più avanti, cominciata l’università, complice il ritmo meno stressante rispetto al liceo, mi sono appassionato alla lettura e in particolare al genere fantasy. Da lì ho provato a scrivere qualcosa e, dopo vari tentativi e pagine incompiute, sono arrivato alla stesura definitiva di questa opera. In ogni caso, Minrii ha sempre fatto parte di me. Fin da piccolo sognavo di poter vivere in un mondo tutto mio. Tramite la scrittura sono riuscito a unire questa idea al fantasy e alla cultura nipponica, che è un’altra mia grande passione. Se si legge attentamente, infatti, si possono scoprire diversi legami con i manga e gli anime».

Hai disegnato personalmente una mappa del mondo di Minrii. Vuoi parlarcene?
«Amo molto il disegno e vorrei avere il tempo e la pazienza necessari a perfezionare la mia tecnica. Trovo le cartine geografi che relativamente facili da realizzare, perché bastano pochi tratti e simboli, senza le difficoltà che derivano dal realizzare particolari come nel caso delle figure umane. Mi diverto molto a crearle e spesso ne costruisco di giganti utilizzando più fogli uniti tra loro. La mappa di Minrii che ho realizzato è ancora parziale e riguarda solo il regno di Jaldar, dove sono ambientate le vicende raccontate in questo primo volume. Nei prossimi romanzi l’azione
avrà luogo in altre terre e anche la cartina sarà ampliata. Sono molto interessato anche all’astronomia e per questo ho immaginato che Minrii abbia una propria costellazione e che intorno al pianeta ruotino tre lune».

So che sei stato uno studente del Saluzzo-Plana…
«Sì, ho frequentato questa scuola dal 2008 al 2013 e ne conservo ricordi piacevoli. Qualche tempo fa sono anche stato invitato a parlare agli studenti a proposito dei miei vari interessi ed è stata una bella esperienza per me. Sono in ogni caso consapevole del fatto che possa esserci ancora un ampio margine di miglioramento nell’imparare a gestire una presentazione in pubblico».

Che cosa ti auguri per il futuro?
«Potrà sembrare utopistico, ma io vorrei che Minrii un giorno diventasse parte della cultura popolare. Di sicuro il mio romanzo può migliorare e accetterei tutti i consigli delle case editrici che eventualmente volessero pubblicarlo. Sarei disposto a misurare ogni filo d’erba di Minrii! Certo, ho esagerato volutamente, ma davvero spero che il mio libro possa piacere ai miei lettori».

Ilaria Remotti

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