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Il rapporto del nostro Paese con la religione

“La recensione” di Fabrizio Casazza

«Non c’è fede» commentava sconfortato un anziano monsignore ricordando con nostalgia le folle che si accalcavano nelle chiese al tempo della sua gioventù. Oggi, in effetti, sembra che la religione diventi un elemento secondario nella vita del Paese e sempre più relegato nell’ambito privato; ambivalenti, in tal senso, le letture circa la sospensione delle celebrazioni liturgiche pubbliche nel periodo della pandemia di quest’anno.

Il sociologo torinese Franco Garelli (nella foto di copertina) riflette su questi temi in “Gente di poca fede”, appena pubblicato dalle edizioni Il Mulino, che riporta i risultati di una recente ricerca scientificamente condotta. «Cattolicesimo stanco e Italia più plurale» (p. 9) sono le caratteristiche più lampanti della situazione contemporanea.

Non è vero che «sia in atto una rottura silenziosa della tradizione religiosa» (p. 10) ma si osserva uno «stile più dubbioso, discontinuo e “fai da te”» (p. 12), che si sostanzia nella tendenza a muoversi più per flussi che per blocchi e più in solitaria che in comunità. Si ampia la fascia dei «cattolici culturali», in cui il sentimento religioso «si presenta più come una memoria remota che comeuna risorsa attiva» (p. 17). «La novità rispetto al recente passato non è tanto l’eclisse di Dio dall’orizzonte di senso della maggior parte delle persone, quanto il prevalere della credenza dubbiosa o altalenante su quella certa» (p. 31). Larghissimo ancora il numero di coloro che si definiscono cattolici: circa il 75% della popolazione, sebbene dieci anni fa fosse oltre l’85%.

«Tenuta dell’appartenenza cattolica e forte incremento del pluralismo religioso: ecco in estrema sintesi come si presenta oggi lo scenario nazionale» (p. 47). Così si trovano mischiati cattolici convinti e attivi (circa il 20%), convinti ma non sempre attivi, per tradizione e per cultura, selettivi; questi gruppi devono poi confrontarsi con le nuove forme spirituali legate all’immigrazione, in primis islam (mondo arabo) e ortodossia (Europa dell’Est). Il sentimento religioso sembra inversamente proporzionale alla pratica: oggi la frequenza alla Messa domenicale si attesta attorno al 22% (come da tabella a p. 68), mentre l’orizzonte della ricerca di senso risulta sempre più ampio, soprattutto in chiave soggettiva.

«Nell’epoca del pluralismo può dunque prevalere la tendenza a considerare la fede religiosa come un’opzione personale e individuale, più che come un “bene” da condividere con altri, che ha anche una valenza comunitaria» (p. 103). La Chiesa come istituzione registra una «lenta erosione di consenso», cosicché «il suo profilo pubblico tende a indebolirsi con il passare degli anni» (p. 109). In questo senso il pontificato di Francesco «accende passioni e reazioni» (p. 137): gode di un ampio credito, con un gradimento trasversale che tuttavia non suscita nel cittadino più o meno devoto «particolari stimoli per modificare la sua posizione in campo religioso» (p. 159).

In sintesi, il sociologo Garelli afferma che «Bergoglio è un papa più stimato e apprezzato dall’insieme della popolazione che messo in discussione, la cui popolarità si mantiene elevata nel paese, nonostante qualche segno di appannamento dovuto al passare degli anni. Tuttavia, il consenso sembra premiare assai più la sua figura in generale […] che alcune sue scelte qualificanti. […]. Insomma, prevale la percezione di un pontefice che non sarà rivoluzionario, ma che non è accomodante» (p. 163). Il volume, metodologicamente curato, ricco di grafici e tabelle, fotografa una realtà in continuo e rapido cambiamento: avere presenti questi scenari è indispensabile per progettare una pastorale sensata e aderente alla realtà, che sappia offrire pregnanti risposte di senso a un mondo assetato di significato.

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