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L’Editoriale – di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,
anche qui a Voce si «sente» il clima di Avvento che la Chiesa (e la nostra Diocesi) ci invita a vivere. Confesso che più passa il tempo più la mia attesa si chiarisce, diventa più evidente e, paradossalmente, più semplice. Che cosa aspetto veramente? Se dovessi rispondere con una sola parola, direi: «Cristo». Il tempo si fa breve: ho quasi 50 anni; una moglie e due figli (uno è al primo anno di università, l’altro affronterà la maturità scientifica). Sono ottimisticamente nel mezzo del cammino della mia vita, e i ragazzi che incontro (a Voce, o gli amici dei miei figli) mi danno del «lei», mentre io li considero miei coetanei. Mi sento sempre più giovane, malgrado gli acciacchi mi ricordino che sto inesorabilmente invecchiando.
E allora? Be’, questo Natale lo sto attendendo da «giovane adulto»: cercando di non perdere tempo e provando a stare con chi mi aiuta a far memoria di Gesù. Non tutte le amicizie sono uguali: quelle più vere richiamano a una bellezza, a una dolcezza e a una verità che possono riassumersi soltanto in quella parola, in quel nome che ho pronunciato, forse con troppa spavalderia, all’inizio:
Cristo. Abbiamo tutti bisogno di una persona viva e reale, come Lui, da incontrare attraverso altre persone, altrettanto vive e reali. Che i morti seppelliscano i loro morti, allora. Noi, anzi io, ho
bisogno di gente viva e vegeta, con gli occhi conquistati da un Altro. Perché il Natale è la festa dei vivi, è la festa di chi ringiovanisce, almeno nello sguardo, ogni anno che passa.
Scusate se vi ho parlato di me senza troppi filtri. Ma questa è la mia attesa.

 

Andrea Antonuccio 

 

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