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La Recensione – Cose che ricordo

Settantacinque anni per un parroco e per un vescovo sono un’età «fatidica» perché il Codice di diritto canonico chiede loro di presentare rinuncia all’ufficio per anzianità. Per il cardinale Angelo Bagnasco la data è scoccata nel gennaio scorso ma continuerà il suo ministero di arcivescovo di Genova e di presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee almeno per due anni. In questo scenario possiamo collocare Cose che ricordo (San Paolo, pp 143, euro 15), il recente dialogo del presule ligure con il sacerdote trentino Ivan Maffeis, sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, l’organismo presieduto per un decennio proprio dal cardinale Bagnasco. Il libro comincia con il tema della fede, declinata con forti risvolti esistenziali, perché essa «è un contatto vibrante e obbediente con il Dio della vita, un incontro che passa dalla persona di Gesù Cristo. L’incontro con Lui trasforma il modo di pensare e sentire, di vivere e stare con gli altri» (pp 20-21). Certo, nel frenetico mondo di oggi «rischiamo di confondere le cose importanti con quelle che si impongono come urgenti» (p. 27): ecco la ragione per cui a volte il discorso educativo passa in secondo piano. Eppure i cristiani devono incidere sulla cultura diffusa, che «identifica la libertà con il capriccio delle emozioni individuali e la vita con la favola dell’eterna giovinezza e del tutto dovuto; bandisce la fatica e il sacrificio, risolve eventuali indicazioni considerandole un insulto all’arbitrio e alla dignità del singolo» (p. 69). Determinante in questo cammino pedagogico è il ruolo dei preti attraverso la loro capillare azione pastorale perché «l’evangelizzazione stessa passa da umili cose, da gesti e parole: la legge ordinaria del Vangelo non è la spettacolarità, ma la piccolezza, spesso il nascondimento» (p. 86). Il sacerdote, fedele a una regola di vita, cercherà le amicizie ma «gli è necessaria la capacità di vivere anche la solitudine che la vita di tutti porta con sé, evitando di subirla come un peso schiacciante» (p. 92). Lo stesso vale per il vescovo: «senza i miei preti […] sarei […] una sorta di padre senza famiglia» (p. 93), confessa il cardinale. Come si vede, i ricordi del metropolita della Liguria annunciati dal titolo in realtà sono interessanti linee d’interpretazione del presente in vista della costruzione del futuro delle nostre comunità.

Fabrizio Casazza 

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