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Valenza – In cammino per la comunità

«Ad aprile 2018 sono stato rieletto per il terzo mandato come presidente della “Consulta comunale” del volontariato sociale di Valenza» ci racconta Federico Violo. «Esprimo un sincero ringraziamento a tutti i volontari e alle associazioni che hanno voluto rinnovarmi la loro fiducia» sottolinea il trentaduenne valenzano.

Violo, quali sono le novità per il suo terzo mandato?
«Abbiamo presentato domenica 20 gennaio, in occasione della festività in onore del Beato Gerardo Cagnoli e giornata del volontario, i progetti che il volontariato valenzano intenderà sostenere in modo comunitario nel corso dell’anno. Questi progetti sono volti ad arricchire e ampliare l’orizzonte delle molte attività quotidiane che le associazioni valenzane svolgono, cercando di dare risposte sempre migliori e più adeguate ai bisogni dei nostri concittadini. I progetti sono: il sostegno all’associazione “Vivere insieme” per la predisposizione di una nuova sede; la realizzazione in collaborazione con l’associazione Lilt del progetto Pedibus; il sostegno al gruppo degli animatori delle parrocchie del Duomo e del Sacro Cuore, e il sostegno all’acquisto di un mezzo per il trasporto dei generi di prima necessità a favore dell’associazione San Vincenzo, iniziativa che ereditiamo dallo scorso anno e che confidiamo di poter completare».

Parliamo della giornata del volontario.
«È stata una bella giornata d’incontro, nella quale il volontariato cittadino ha potuto ritrovarsi con devozione di fronte al proprio protettore Beato Gerardo, il cui esempio ci è stato restituito dalle parole che ci ha rivolto monsignor Marasini. Ma anche condividere un momento, dal titolo “In cammino al servizio della nostra comunità”, nel quale poter presentare idee e progetti, ma soprattutto esprimere quel proposito volto alla edificazione in cooperazione con ogni altro attore sociale e istituzionale, di un modello di convivenza più equo, giusto e solidale. È preziosa e imprescindibile una proficua collaborazione tra le istituzioni pubbliche e il volontariato. E considero che la partecipazione delle autorità, regionali, provinciali e comunali intervenute, sia segno di questa prospettiva».

Quali impressioni ha avuto in questi anni di Consulta?
«Nel corso di questi anni ho avuto la possibilità, cosa della quale sono grato, di conoscere e incontrare persone di straordinaria umanità che praticano un volontariato vero e autentico fatto di una operosità silenziosa ma premurosa. Sono proprio loro che ci insegnano con azioni concrete la differenza tra vera assistenza e un malinteso assistenzialismo. La cura del prossimo non può essere pensata solo in termini di aiuto economico. Il volontariato è fatto del generoso contributo di chi lo sostiene, ma soprattutto di quella vicinanza e di quell’accompagnamento, sia personale che comunitario, che non lascia indietro chi è in difficoltà. Solo così il servizio diventa vera esperienza di vita. Negli incontri che ho avuto il piacere di svolgere con le associazioni che fanno parte della Consulta, ho potuto vedere da vicino quanto le associazioni di volontariato rappresentino un patrimonio di esperienza, di umanità e di buone relazioni poste al servizio della nostra comunità che merita di essere preservato e trasmesso».

Ci spieghi pure.
«Viviamo una realtà complessa anche dal punto di vista sociale e sono convinto che questa complessità possa trovare una giusta comprensione solo se si è capaci di prestare ascolto alle realtà aggregative, alle associazione e ai corpi intermedi. Sono persuaso che le nostre comunità non abbiano bisogno di una certa retorica della disintermediazione, di cui in prospettiva vedo il rischio di lasciare, i cittadini in generale e le fasce più deboli della popolazione in particolare, più soli e smarriti di fronte alla sfide contemporanee. Come volontari abbiamo
sempre ben presente il messaggio forte di papa Francesco che parla di cultura dello scarto. È il compito a cui siamo chiamati quello, ognuno secondo la propria vocazione, di utilizzare le nostre migliori energie nel tentativo di alleviare e medicare le ferite che i lunghi anni della crisi hanno lasciato. La nostra comunità ha bisogno di operatori pazienti che sappiano trovare i tempi e i modi per unire e ricucire i lembi strappati del tessuto sociale. È questa la direzione verso cui siamo “in cammino”».

Cosa si augura per questo nuovo anno?
«Il volontariato è costruito ogni giorno da persone di buona volontà che ritengo meritino ascolto e attenzione in un percorso che possa essere anche culturale, pubblico e sociale, lontani da egoismi e individualismi ma con uno spirito di apertura e condivisione rivolto al bene comune».

Alessandro Venticinque

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