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Un posto che sapeva di “casa”

I volti del Collegio

«Alle 19 le porte del Collegio dovevano chiudere: il Don cercava gentilmente di farci capire che era ora di tornarcene a casa nostra, ma noi non volevamo mai andarcene. Stavamo proprio bene nel grande cortile». Marco Massocca (nella foto),classe 1985, ha 35 anni e lavora da Filottica, un negozio di ottica in Alessandria in via Vochieri, 15 e quando richiama alla mente le esperienze vissute nel Collegio lo fa con un grande sorriso: «Quel posto ha preso una bella fetta della mia infanzia, ne abbiamo fatte talmente tante…». Nel 2018 la struttura ha riaperto i suoi cancelli dopo un periodo di chiusura, per ospitare gli studenti universitari, ma tra le sue mura tanti anni fa facevano attività (e partite di calcio) anche gli Scout. Tra di loro c’era anche il giovane Marco: ecco i suoi ricordi di quel periodo.

Marco, quando sei entrato per la prima volta nel Collegio?
«I miei primi ricordi risalgono al 1993: io avevo 8 anni e frequentavo gli spazi del Collegio con gli scout. Solitamente ci trovavamo la domenica mattina a fare giochi e attività nel grande cortile, che era aperto e sgombro da macchine. Essendo molto vicino alla nostra sede Alessandria 1 (che si trova in piazzetta Santa Lucia, ndr) era perfetto per organizzare le attività. Il mio rapporto con il Santa Chiara è iniziato così».

Ci sono dei bei ricordi che porti nel cuore legati al Santa Chiara e che vorresti condividere con i nostri lettori?
«Oltre alle attività con gli Scout, io mi recavo in Collegio anche autonomamente: sono cresciuto in centro città e con altri amici – anche loro negli scout – spesso giocavamo a pallone tutto il pomeriggio all’interno della struttura. Organizzavamo il nostro campo nel grosso cortile in cemento: con le giacche o con le maglie mettevamo in piedi le porte, tutto molto “casalingo”. Alle 19 circa il don doveva chiudere il cancello ma noi cercavamo sempre di restare dentro fino all’ultimo. Ci siamo sempre trovati bene, per noi era un piacere starci: andavamo a giocare a pallone anche a San Rocco, ma la bellezza architettonica e il senso di “casa” che ci dava il cortile del Collegio era ineguagliabile. Ho avuto anche la possibilità di vedere gli spazi interni, perché avevo un amico che viveva in via Milazzo e che dormiva al Santa Chiara».

E ora che impressione ti fa vederlo tornare a brulicare di vita dopo tanto tempo?
«Ho potuto vedere e toccare con mano la ristrutturazione durante una serata organizzata dai Lions Bosco Marengo Santa Croce di cui faccio parte: veramente un lavoro notevole. Adesso che sono “grande” colgo anche la preziosità architettonica del complesso, cosa che da bambino non avevo gli strumenti per apprezzare in tutta la sua bellezza. Mi ha molto colpito anche la dedizione con cui la direttrice, Carlotta Testa, segue il progetto. Sono proprio contento che abbia riaperto, era veramente un peccato che un posto così rimanesse chiuso. L’ho trovato rinvigorito e trattato con amore».

Zelia Pastore

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