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Natale al Collegio Santa Chiara: le tradizioni e le ricette per questo 2020

Intervista alla direttrice Carlotta Testa:
«Chiedo che questa casa, che improvvisamente è diventata un po’ più vuota,
torni ad essere piena di giovani»

Cenoni luculliani e adunate di parenti per questo 2020 saranno banditi. Ma qualcosa, anche in pochi, dovremo pur mangiare. Abbiamo chiesto ai ragazzi del Collegio Santa Chiara, che arrivano da regioni diverse, i loro piatti natalizi. Buona lettura e… buon appetito! 

Prima di iniziare il nostro viaggio nelle ricette e nelle tradizioni dei suoi collegiali, abbiamo chiesto alla direttrice Carlotta Testa (nella foto a fianco) di raccontarci come si vive nel Complesso Santa Chiara oggi, dicembre 2020.

Carlotta, che atmosfera si respira in Collegio?

«Dopo questa estate molto particolare, a settembre ho letto nei ragazzi il desiderio di fare un’esperienza comunitaria. Per questo motivo il ritorno in collegio, nonostante le limitazioni, è stato accolto con grande positività ed entusiasmo. A smorzare gli animi ci ha pensato l’arrivo dell’autunno e soprattutto della seconda ondata di Covid: molti di loro inconsciamente non se l’aspettavano, questo ha reso l’atmosfera più difficile. Tanti ragazzi hanno deciso di fare rientro nelle loro case: al momento in collegio ci sono otto persone».

Cosa si farà in Collegio per Natale? 

«In questo periodo difficile e di ripiegamento emotivo su se stessi, cerchiamo di ricordarci che il Natale sta arrivando. Per questo ho proposto ai collegiali residenti di fare insieme l’albero, di mettere le lucine e di assemblare il presepe: i ragazzi stanno attraversando un periodo comprensibilmente difficile, sono tutto il giorno online per seguire le videolezioni, il pc sta diventando il centro della loro vita. Li ho invitati a partecipare all’operazione “Addobba il Collegio” per dare quindi un segno concreto e tangibile di questo Natale che viene, anche nella nostra casa. Loro mi hanno fatto una bellissima sorpresa: sono arrivata in Collegio la mattina dell’1° dicembre e ho trovato l’albero di Natale tutto pronto e scintillante!»

Come équipe avete pensato anche a delle proposte per “smuovere” qualcosa dentro?

«Prima di Natale ci incontreremo virtualmente, e fisicamente per chi è in Collegio, con la dottoressa Rosella Mercuri, psicologa dell’età evolutiva, proponendo un incontro che fa parte del percorso formativo del Collegio. Il tema sarà “Bisogni educativi e pandemia”: cercheremo di rileggere l’esperienza individuale che abbiamo fatto da quando il Covid-19 ha fatto l’ingresso nelle nostre vite e di dare uno sguardo al futuro, di darci una meta, un obiettivo educativo che ci aiuti a proseguire in questo cammino. Ho voluto fortemente questo incontro perché i ragazzi avessero un aiuto per darsi uno slancio».

Che cosa chiedi tu a Gesù bambino per il Collegio?

«Io chiedo che ci restituisca un luogo pieno di giovani dove poter sperimentare la comunione, dove poter trovare modi concreti per stare accanto ai giovani. Questa è una casa che improvvisamente è diventata un po’ più vuota: chiedo che torni a essere abitata, per farne un luogo di crescita comunione, di scambio culturale e di maturazione».

Tradizioni di famiglia

Paté di fegatini: una ricetta sfiziosa

«La mia è una famiglia da parte di padre del Sud e per parte materna del Centro-Sud» ci racconta Carlotta «quindi si inizia a mangiare la vigilia di Natale: per i piemontesi si fa una cena di magro, da noi invece, soprattutto quando era ancora in vita la nonna materna di Roma, si mangiava ai quattro palmenti. Il menu era a base di pesce. ma la portata che più rappresenta il Natale è il paté di fegato».

Ingredienti per sei porzioni: 200 g di fegatini di pollo; alloro; rosmarino; salvia; due bicchieri di marsala; una cipolla; 50 g di burro, e un cartone di panna.

Preparazione: La sera prima mettete i fegatini di pollo a bagno con alloro, rosmarino salvia e due bicchieri Marsala (o brandy). Il giorno dopo cuoceteli in padella con la cipolla sminuzzata, burro e olio. Una volta cotti, frullateli insieme a un cartone di panna. Aggiustate con sale pepe e lasciateli riposare in frigo per un paio d’ore.

Non è Festa senza presepe

Carlotta, chi è il motore, il costruttore dei mondi in miniatura?

«Mio papà, che da sempre ha avuto una grandissima passione per i presepi. Fin da quando eravamo bambine, immancabilmente lui le tirava fuori dalla scatola ogni Natale. Lo allestiva su un tavolo di due metri e dava vita a un paesino giocato sulla profondità. Mia mamma faceva le grotte con la cartapesta, lui metteva le musiche, le luci, le fontane d’acqua ma anche dettagli minuti come la pentola che bolle». 

E voi come partecipavate a questo rituale?

«Mamma e papà facevano lo scenario, noi mettevamo una statuina alla volta. Gesù ovviamente arrivava il 24 sera, portato da noi con tanto di processione casalinga. Per ogni personaggio, c’era un aneddoto che non era soltanto estetico (dove il nonno la posizionava) ma era anche sul senso. Mia mamma e mio papà ci hanno sempre fatto osservare bene le statuine, per esempio il carro che traina i buoi, le pecorelle che camminano in gregge tutte vicine che guardano verso la grotta. Hanno sempre cercato di spiegarci il presepe e il senso di quei personaggi al suo interno: anche la statuetta più lontana guarda verso un orizzonte comune a tutti, che è la natività. Mio padre ci ha anche insegnato come riconoscere bene le statuine belle e antiche (per esempio i colori non devono essere troppo vivi). Eravamo delle abili cacciatrici di statue: una volta siamo andati a Napoli in un caldo luglio a cercarne una». 

È una tradizione che portate avanti ancora oggi?

«Per un po’ di anni non l’abbiamo fatto ma con l’arrivo dei miei nipoti mio papà si è rimesso all’opera: rivedere le statuine, sentirne l’odore è stata un’emozione, è come se le avessi viste l’altro ieri».

Altri particolari immancabili?

«Il nostro Sacro Graal è una musicassetta (ora riversata su cd) che ascoltiamo solo il 24 e il 25 con le canzoni di Natale. Non mancano mai poi i maglioni rossi, per farci la foto sempre nella stessa posizione».

 

Zelia Pastore

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