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Il centrocampo e la fase di non possesso

La testa e la pancia

È questa la chiave dei risultati altalenanti dei Grigi di mister Scazzola

L’anno scorso rischiai più di una volta l’impopolarità per avere pubblicamente sostenuto come il “Progetto giovani” sbandierato da Luca Di Masi in estate fosse in realtà un non progetto e come l’Alessandria, più che una formazione di giovani promesse e di virgulti del calcio italiano, rappresentasse, in realtà, un brusco e repentino ridimensionamento rispetto a quelle compagini altamente competitive a cui il patron ci aveva abituati nel corso delle precedenti annate. Una simile conclusione non era stata soltanto il frutto delle prestazioni della maggior parte dei giocatori sul tappeto erboso (o sintetico) frutto di diretta osservazione ma anche una logica conseguenza di quanto queste stesse prestazioni fossero state in qualche modo anticipate dalle non brillanti carriere che avevano preceduto gli uomini eanche per la circostanza che per la maggior parte dei casi questi fossero arrivati con la formula del prestito, termine di per sé piuttosto incompatibile con l’idea di un investimento per il futuro da parte della società ingaggiante. I risultati mi diedero sostanzialmente ragione con i Grigi che, quasi miracolosamente e dopo un cambio di allenatore in corso d’opera, agganciarono l’ultimo posto utile per il mini torneo dei play-off salvo poi uscirne al primo tentativo.
Quest’anno, però, la musica è cambiata poiché la formazione allestita dalla dirigenza, con l’ausilio del nuovo direttore sportivo Fabio Artico, pur senza essere al livello delle migliori squadre del recente passato, rappresenta, a sommesso avviso di chi scrive, un evidente salto di qualità rispetto al campionato precedente con giocatori di valore in tutti i reparti – porta compresa – in grado di garantire un campionato di alta classifica che possa consentire ai tifosi di togliersi più di una soddisfazione. È un dato di fatto, però, che ciò non stia affatto avvenendo e che l’Alessandria, nel corso delle ultime nove partite di campionato, abbia portato a casa la penuria di una vittoria, per un totale di sette punti, subendo quattordici goal e realizzandone solamente sei con un ruolino di marcia da bassa classifica. Quale la causa?

Senza addentrarmi oltremodo in disamine tecniche posso dire che la chiave sta in un centrocampo che non lavora abbastanza bene in fase di non possesso, cioè a dire quando si tratta di intercettare le iniziative avversarie impedendo alle squadre ospiti di superare la linea mediana del rettangolo erboso e intervenendo sul pallone lanciato in profondità un attimo prima del giocatore avversario. I Grigi non riescono a fare abbastanza bene questa fondamentale fase del gioco e così subiscono con troppa frequenza le iniziative di avversari che, spesso e volentieri lanciati indisturbati fino all’area di rigore, finiscono con il mettere in sofferenza la difesa costringendola a un surplus di lavoro. Ma se l’organico è migliorato e le cose non funzionano allora di chi è la colpa? In questi casi la risposta è abbastanza semplice e l’indice viene comunemente puntato sull’allenatore: ma noi non siamo forcaioli del giornalismo e non invochiamo esoneri (almeno non per ora). Tuttavia è evidente che è dall’allenatore, cioè a dire da Cristiano Scazzola, che deve arrivare la prima risposta.

Silvio Bolloli

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