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La leggenda di Suclén-na dra Cararóla

“Alessandria racconta” di Mauro Remotti

Nell’area compresa tra le vie Faà di Bruno, Lodi e Tripoli, dove ora sorge l’Istituto di Istruzione Superiore SaluzzoPlana, era ubicata una chiesa denominata Santa Maria de’ Campi. Come ricorda Alberto Ballerino nel volume Una storia cittadina: «Esisteva già una chiesa con questo nome a Gamondio (Castellazzo), uno dei centri che partecipò alla fondazione di Alessandria. Proprio per questo è stato ipotizzato che il tempio della città fosse la riproposizione di quello che era a Gamondio».

I religiosi che la edificarono, intorno alla seconda metà del XII secolo, appartenevano alla confraternita degli Umiliati. In seguito, la chiesa fu affidata alle cure dei monaci benedettini dipendenti dal convento dei SS.Vittore e Corona di Grazzano. Durante il Cinquecento, la chiesa mutò il nome in Santa Maria dell’Olmo per via di due grandi olmi posti davanti al portale, di cui si ha notizia ancora negli anni Quaranta dell’Ottocento. Un secolo più tardi, nei locali attigui al tempio trovò sede il seminario, sino a che gli stessi ambienti non vennero ceduti alle monache agostiniane di Castellazzo.

Nel 1711 il complesso fu affidato dal vescovo Gian Francesco Arborio di Gattinara alla congregazione delle vergini Orsoline a cui è legata la leggenda della Suclén-na dra Cararóla. Si narra che una suora del convento delle Orsoline venne murata viva in una segreta, forse perché tradì i voti di castità con un giovane che si era perdutamente innamorato di lei. Da allora, nelle notti di plenilunio, lo spirito inquieto della suora vaga in cerca di pace scalpicciando i suoi zoccoli di legno sul selciato del vecchio cantone della Cararola (o Canarola), il cui nome trarrebbe origine da un canale di scolo che l’attraversava.

La triste vicenda, che rievoca la figura della manzoniana monaca di Monza, prescinde da documenti storici e difficilmente ebbe come protagonista un’Orsolina. Infatti, nel XVIII secolo, il tribunale inquisitoriale di Alessandria, gestito dai domenicani, aveva ormai perso il suo potere, tanto da venire abolito con decreto del governo provvisorio piemontese del 28 gennaio 1799. Anche la chiesa di Santa Maria dell’Olmo fu abbattuta di lì a poco per costruirne una più ampia; si salvò soltanto il robusto campanile, alto circa 21 metri, che a tutt’oggi svetta oltre i tetti dell’istituto scolastico. L’amaro caso della suora della Cararola sembra non essere stato l’unico accaduto in città.

Danilo Arona, noto cultore del thriller e del mistero alessandrino, ha avuto modo di raccontare nell’articolo Fantasmi di strada, pubblicato su CorriereAL il 17 febbraio 2018: «Che durante la mia infanzia si vociferava nel rione Pista di una monaca che, per ragioni identiche a quelle della Suclen, si era impiccata dentro Villa delle Rose, dalle parti del Gypsy’s, e che di notte il suo spirito tornava a terrorizzare le suore».

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