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Lo stratagemma di Gagliaudo… originale ma non troppo!

“Alessandria racconta” di Mauro Remotti

La leggenda di Gagliaudo Aulari, l’astuto villico che attraverso uno stratagemma riuscì nell’impresa di liberare Alessandria dall’assedio di Federico Barbarossa, è arcinota. Anche Umberto Eco, nel romanzo Baudolino, menziona la vicenda della mucca Rosina, rimpinzata con l’ultimo sacco di avena rimasto in città, e poi lasciata pascolare fuori dalle mura. Dopo averla catturata e macellata, le milizie teutoniche si convinsero che gli assediati avessero ancora abbondanti scorte alimentari e, di conseguenza, decisero di andarsene.

Tale espediente di antica furbizia mandrogna (elaborato due o tre secoli dopo i fatti) non può però considerarsi del tutto originale. In effetti, come rileva lo studioso Aldo A. Settia nel libro Rapine, assedi, battaglie. La guerra nel Medioevo, già Sesto Giulio Frontino, vissuto nel II secolo, elencava nei sui Strategemata le scaltrezze che gli assediati mettevano in atto per far credere al nemico di avere a disposizione una grande quantità di vettovaglie. In particolare, l’autore latino racconta la storia di un gruppo di Traci «assediati su un arduo monte cui i nemici non avevano possibilità di accesso, raccolsero da ciascuno un po’ di grano, e ne cibarono alcune pecore, che poi spinsero nel campo avversario. Prese queste ed uccise, apparvero i resti del grano nelle loro viscere; onde il nemico pensò dover ai Traci rimanere gran quantità di grano, poiché ne pascevano persino il bestiame – e abbandonò quindi l’assedio».

Un episodio similare lo si ritrova pure nella storia di Carcassone in Occitania, che all’epoca si chiamava in modo diverso. Secondo la narrazione popolare, la città era caduta nelle mani dei saraceni, comandati dal principe Balak, sposato con la bella e scaltra Madame Carcas (nella foto). Carlo Magno provò allora a riconquistarla. Dopo cinque lunghi anni di assedio, all’interno delle mura era rimasto soltanto un sacco di grano e un maialino. Madame Carcas pensò allora di nutrire il porcellino con tutti i chicchi rimasti, gettando la povera bestia dalla merlatura proprio nel momento in cui il re dei Franchi stava tentando un ultimo assalto. A causa della violenza del volo, il maialino esplose ai suoi piedi spargendo il grano ovunque.

Tale episodio convinse definitivamente le milizie franche ad abbandonare il campo. Per celebrare la vittoria, Madame Carcas fece suonare le campane di tutta la città. Da lontano, Carlo Magno domandò che cosa stesse succedendo, e uno dei suoi soldati gli rispose: «Carcas sonne» («Carcas suona»). Forse da questo gioco di parole ebbe origine l’attuale nome della città francese.

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