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La forza del riscatto

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

L’enorme attesa per la partita di Como, con l’affetto e il calore d’una tifoseria che ha accompagnato la partenza del pullman dei Grigi alla volta del Lario, se da un lato avevano suscitato entusiasmo e belle speranze, dall’altro mi avevano lasciato una sensazione di preoccupazione, quasi un presentimento associato al timore di non farcela che, purtroppo, ha assunto concretezza al termine di una partita forse non preparata nel migliore dei modi (alludo alle scelte tattiche, solo in parte forzate, dell’allenatore) e certamente peggio gestita da chi è sceso in campo.

Ciò m’ha fatto ripensare alla mia storia personale di appassionato osservatore dell’Alessandria: al primo campionato che, ancora ragazzino, seguii vicino a mio padre e che culminò, dopo un’esaltante rimonta, in uno spareggio perso per 3-2 in quel di Modena contro il Prato.

Ma ho pure ripensato ad una dozzina di anni più tardi, ad un’Alessandria allenata da Corrado Orrico mestamente retrocessa dalla C1 alla C2 dopo un altro, infausto, pareggio; e poi alla caduta dei Grigi di Roberto Pruzzo, nel 2001, ed a quella, ancor più avvilitente, dell’ultima Alessandria di Antonio Boiardi che non solo finì tra i Dilettanti dopo novantun’anni di onorata storia ma che, addirittura, conobbe l’onta delle aule del Tribunale per via del Fallimento.

Non voglio neppur menzionare tutti i playoff dell’era Di Masi, nessuno dei quali andato a buon fine (primo fra tutti quello culminato con la sconfitta di Firenze contro il Parma a conclusione di un campionato da guinness in negativo per via del vantaggio monstre nei confronti della Cremonese dilapidato). Mi sono allora domandato se la storia dell’Alessandria non sia, alla fin fine, una sequela di dispiaceri e disillusioni e mi sono risposto che sì, forse in prevalenza, ma per fortuna non del tutto poiché, accanto a tutti gli episodi infausti menzionati, mi piace ricordare alcune intense gioie come la rivincita contro il Prato, a distanza di quindici anni, a Reggio Emilia, che valse il biglietto per la Terza Serie o alla splendida cavalcata dei Grigi di Gianni Bianchi, recuperati in Eccellenza e lasciati in C1, quasi alla soglia dei playoff per la Serie B. Ed anche, perché no, alla recente conquista della Coppa Italia di categoria.

Ed allora mi è sovvenuta una singolare associazione perché, se la sconfitta di Como è stata certamente dolorosa da un punto di vista sportivo, in quell’abbraccio fraterno tra giocatori e allenatore a centrocampo, immediatamente dopo il fischio finale, ho rivisto un altro abbraccio, quello di un comune tifoso della Juventus che, sceso dagli spalti ateniesi dopo la maledetta finale di Coppa dei Campioni dell’83 persa contro l’Amburgo, corse a consolare un affranto Platini e spinse l’inviato a commentare così: «Nell’abbraccio del tifoso c’è già la forza del riscatto».

Ed allora, riflettendo sul fatto che quella Juve, da lì ad appena tre anni, avrebbe vinto tutto, fino al titolo Mondiale per Club, voglio credere che da quell’abbraccio collettivo di Como anche per i Grigi possa ricominciare una storia nuova.

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