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Amerai il tuo prossimo come te stesso – commento al Vangelo

Dal Vangelo secondo Marco

Commento al Vangelo di Domenica 4 novembre 2018
XXXI domenica del Tempo Ordinario

Nel vangelo di Marco siamo ormai giunti all’ingresso di Gesù a Gerusalemme, seguito da una serie di episodi e di controversie che sottolineano il suo conflitto con le autorità religiose giudaiche, conflitto che lo condurrà alla condanna e alla morte in croce. Sono dispute prima con gli scribi, poi con i farisei e i sadducei, che vertono sul battesimo di Giovanni, il tributo a Cesare, la risurrezione dei morti. Proprio allora uno scriba interroga Gesù sui comandamenti, come ascoltiamo in questa 31° domenica del tempo ordinario.
Al tempo di Cristo, l’insegnamento dei rabbini aveva codificato nella legge ben 613 comandamenti: 365 negativi e 248 positivi, tra gravi e meno gravi. Era dunque normale che uno scriba, uno studioso della Scrittura, fosse interessato ad ascoltare da Gesù – il nuovo Maestro giunto dalla Galilea – quale fosse il comandamento più importante di tutti.

Cristo, venuto non per abolire la legge ma per darle compimento, risponde con le parole del Deuteronomio, che ascoltiamo nella prima lettura: «Il primo comandamento è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza».
La risposta era particolarmente appropriata per uno scriba, che aveva come impegno di vita lo studio e l’insegnamento della legge di Dio.
Ma è una risposta valida e capitale anche per noi, che spesso non troviamo il tempo di alzare lo sguardo in una vita tutta presa dagli affari, dalle distrazioni e dalla ricerca del nostro benessere.
Cristo ci invita ad amare Dio, perché «È l’unico Signore». È lui il Signore della nostra vita e sostituire a lui gli idoli creati dai nostri desideri o dalla moda del momento, porta a perderci.
Gesù indica anche la misura di questo amore per Dio: «Con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza», per mostrare che l’amore impegna tutta la persona e tutta la vita.

Non si può amare Dio senza amare i fratelli

Gesù poi prosegue e va oltre la domanda dello scriba, dichiarando qual è, dopo il “primo”, il “secondo” comandamento: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
È intenzione di Gesù far comprendere che non si può amare Dio senza amare i fratelli, senza condividere nei gesti di ogni giorno questo amore. Due tentazioni opposte, infatti, sono sempre in agguato: o impegnarsi per gli altri mettendo da parte Dio, o illudersi di amare Dio dimenticando i bisogni dei fratelli.

Anche per l’amore del prossimo il Signore dà un criterio molto chiaro: va amato «come te stesso». Non si può dire che sia una richiesta poco esigente: non è facile trattare gli altri con lo stesso amore con cui tratto me stesso! Proviamo a confrontare quanto severi siamo verso gli altri e quanto indulgenti invece verso noi stessi…
Eppure Gesù non si accontenta di renderci meno egoisti, ma andrà addirittura più avanti, chiedendo a tutti un modo di amare ancora più impegnativo: amarci come ci ha amato lui. «Vi do un comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34), per poi aggiungere: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Gv 15,12).

A cura di don Stefano Tessaglia

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