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Alessandria racconta – Benzo d’Alessandria

Benzo Cona, detto Benzo di Alessandria (Bencius Alexandrinus), nasce nella seconda metà del XIII secolo. Studia legge e si diploma notaro a Bologna. Decide quindi di intraprendere una lunga serie di viaggi nell’Italia settentrionale e centrale al fine di raccogliere negli archivi e nelle biblioteche i documenti storici e letterari dei grandi autori classici. Nel 1311 si trova a Milano, presumibilmente ad assistere all’incoronazione di Arrigo VII di Lussemburgo nella chiesa di S. Ambrogio. Il 31 maggio dello stesso anno, con l’incarico di ufficiale e notaio del giudice imperiale Cione delle Bellaste di Pistoia, redige una sentenza di bando per un certo Franzolo Legate fu Pietra, reo di lesa maestà, a cui vengono confiscati i beni. L’atto provoca però uno spiacevole strascico giudiziario che costringe Benzo a ritirarsi a Como al servizio del vescovo Leone Lambertenghi.

Nel 1317 ritorna a Milano e può dedicarsi completamente alla compilazione della sua Cronica a mundi principio usque ad tempora Henrici, una sorta di enciclopedia in tre volumi di cui ci rimane soltanto il primo (composto da ventiquattro libri), conservato nella Biblioteca Ambrosiana, in cui sono narrati gli avvenimenti intercorsi dalla creazione del mondo sino alla caduta di Gerusalemme. Benzo cerca di pervenire alla verità storica dei fatti depurandoli dagli elementi leggendari e fantastici. Il suo modello è lo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais, secondo cui, dopo un’esposizione di avvenimenti storici, corredati da opinioni di valenti studiosi, occorre sempre aggiungere un proprio giudizio critico. Benzo di Alessandria non è quindi un semplice compilatore di enciclopedie medievali, ma si pone come precursore degli umanisti Giovanni Aurispa e Poggio Bracciolini. Da Milano si trasferisce a Verona in qualità di notaio e cancelliere degli Scaligeri, contribuendo a rilanciare la funzione politica di quest’ultima magistratura alla dignità d’insegnamento umanistico.

Tra i suoi atti si ricorda l’investitura del castello di Vighizzolo da parte di Cangrande I della Scala a Spinetta Malaspina nel momento in cui è costretto ad abbandonare i suoi feudi in Lunigiana rifugiandosi a Verona. Benzo fa parte della cerchia culturale del padovano Albertino Mussato, che gli dedica il XII libro del suo De gestis Italicorum post Henricum septimum Caesarem. Anche Guglielmo da Pastrengo, amico di Francesco Petrarca, ossequia Benzo con un ritratto nel De viris illustribus, impreziosito da una citazione dai Carmina di Catullo, paragonando la sua opera alla Chronica di Cornelio Nepote. Benzo d’Alessandria muore nella città scaligera probabilmente dopo il 1335.

Mauro Remotti

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