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Ricordando il sorriso di don Mario Pozzi

Clero alessandrino

20-21…: non solo un modo per dire l’anno in corso, ma anche una particolare combinazione che lega un anniversario (il 20°) giunto alla sua conclusione e l’esatto cadere del 21° anno da quando – esattamente il 23 aprile – ci lasciava don Mario Pozzi, nato a Solero il 28 aprile 1929 e storico primo parroco della Chiesa Cuore Immacolato di Maria di Alessandria. Perché una particolare combinazione? Per almeno tre ragioni.

La prima è perché i tempi della storia guardata con gli occhi della fede si dilatano e perdono tutti quei vincoli di “calcolo e pianificazione” che gli uomini hanno inventato per provare a tenere sotto controllo la realtà. Nel nostro caso è più che mai pertinente segnalare che già nel gennaio dello scorso anno un gruppo di parrocchiani e di amici di don Mario (me compreso), su proposta della professoressa Teresa Curino e d’intesa con l’attuale parroco don Giuseppe Di Luca, si era più volte riunito per promuovere una serie di momenti pubblici di rilievo non solo ecclesiale, ma anche “cittadino” per commemorare al meglio il ventennale della morte di don Mario… ma sappiamo come l’emergenza pandemica abbia scombussolato le nostre vite e anche l’ambizioso programma che si era congegnato, costringendo a rimandarlo a data da definire…

La seconda ragione è che, a cavallo tra il ‘20 e il ‘21, ossia a dicembre, la stessa Amministrazione Comunale con delibera di Giunta n. 289, «rispondendo alle richieste dell’intera Comunità parrocchiale» approvava all’unanimità l’intitolazione di un’area verde dedicata a don Mario all’intersezione tra via Pisacane e via Monteverde nelle immediate vicinanze della chiesa. Anche in questo caso, la scelta amministrativa ha rappresentato un elemento non solo di compimento procedurale, ma anche di raccordo di una storia lunga riguardante la stessa proposta di intitolazione, avviata nel 2010 e passante dal recepimento di quanto indicato lo scorso ottobre dalla Commissione Toponomastica.

La terza e ultima ragione fa riferimento a un numero che si inserisce tra i due citati all’inizio: è il 50, ossia gli anni trascorsi da quando si poté celebrare, nel 1971, per la prima volta nella nuova chiesa parrocchiale del Cuore Immacolato di Maria appena ultimata la solenne Liturgia Pasquale. Siamo nel tempo di Pasqua e ricordare oggi don Mario con questa sottolineatura significa fare memoria di questo parroco buono e dal grande sorriso, che ha fatto tanto per la Chiesa alessandrina, per la gente del Galimberti, per i tanti studenti del Liceo Scientifico di cui è stato docente e per i tanti “amici” che ha guidato in una serie memorabile di pellegrinaggi in cui fede e cultura sapientemente si univano.

Ricordare don Mario in questo 2021 – in cui il “20” e il “21”(esimo) si fondono simbolicamente ­– significa anche auspicare che, cessata la pandemia, si possano davvero concretizzare tutti gli obiettivi del programma di eventi (una mostra, una serata di ricordi, una partita di calcio, la celebrazione officiata dal Vescovo, la cerimonia di intitolazione dell’area verde…) pensati per rafforzare ulteriormente – con l’operosità coinvolgente, la franchezza e la simpatia che sapeva trasmettere questo sacerdote – i legami di comunità tra gli alessandrini che lo hanno allora conosciuto e tra questi e l’attuale famiglia parrocchiale, del quartiere… e cittadina.

Guido Astori

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