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La differenza tra noi e loro

“La testa e la pancia” di Silvio Bolloli

Domenica sera, un caro amico, tifoso da buona data dei Grigi, mi ha mandato un messaggio con cui sottolineava la differenza di prestazioni tra un Como che, già promosso in B, è andato a Novara, ove ha sepolto i padroni di casa sotto una manita di goals, ed un’Alessandria che, tra le mura amiche, è stata sconfitta dalla Pro Patria.

Lunedì, però, scorrendo i titoli di alcune testate locali, vi ho trovato reazioni tutto sommato benevole rispetto alla prestazione dei nostri, magari ponendo l’accento sulla circostanza che in campo molte erano le seconde line. E allora dove sta la verità?

Senza scomodare Pirandello, direi che, tra i due, ha ragione il tifoso di lungo corso benché la stampa, con un atteggiamento certamente conciliante e propositivo, mi avesse trasmesso la sensazione di non voler turbare un ambiente che deve rimanere il più possibile sereno e concentrato in vista dei play-off.

Non voglio addentrarmi nei meandri della decodificazione dello spirito con cui il Como ha disputato una partita clamorosamente vittoriosa al “Piola”; vorrei, piuttosto, mettere in evidenza quelle che, a mio avviso, sono le due principali negatività della sconfitta casalinga dei Grigi: una tecnica, l’altra psicologica.

In ordine alla prima non va taciuto quanto l’ultimo incontro della regular season rappresentasse l’importante occasione per alcuni titolari (come Mustacchio) o seconde linee (leggasi Mora, Stanco, Cosenza ed altri ancora) di dimostrare che, ai play-off, l’allenatore potrà farvi affidamento. E qui mi pare che, con la sola eccezione di Cosenza (che ha giocato con il solito spirito gladiatorio), chi doveva dare conferme sia sostanzialmente mancato all’appello.

Quanto, invece, alla questione mentale (sempre che la si voglia definir così), la riflessione è una sola: anche se, in casi del genere, si tende ad affermare che la testa è già ai play-off, il fatto di chiudere la sessione regolamentare con due sconfitte consecutive può produrre uno spiacevole effetto di cui certamente nessuno aveva bisogno.

Alludo al fatto d’avere interrotto una serie importante di vittorie e di dover quindi dimostrare non solo e non tanto di essere all’altezza della situazione ma soprattutto di aver ritrovato, ancora una volta, uno stato di grazia nuovamente smarrito.

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