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Due volumi a cura dell’arcivescovo Rino Fisichella

“La recensione” di Fabrizio Casazza

Nei mesi scorsi l’arcivescovo Rino Fisichella ha pubblicato, quasi in contemporanea, con le edizioni San Paolo due pregevoli volumi.

Il primo, Memoria viva (pp 238, euro 25), nasce dalla lunga esperienza dell’autore come professore di teologia fondamentale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il libro «intende proporre delle linee orientative per comprendere come accostarsi alla Tradizione della Chiesa e come interpretarla» (p. 12). Riprendendo il noto aforisma di san Bernardo secondo la testimonianza di Giovanni di Salisbury («noi siamo come nani sulle spalle di giganti»), il libro spiega che «non si tratta di copiare quanti ci hanno preceduto, ma di poter produrre anche noi un pensiero originale che ispirandosi a loro possa in futuro permettere ad altri di ispirarsi a noi» (p. 36). In questo senso «la Chiesa è chiamata a mettere sulle sue spalle Cristo e solo lui […]. La sua missione è quella di portare Cristo che si è fatto carico del peso del mondo» (p. 44). Quindi Tradizione ecclesiale non è congelare la vita della Chiesa in un determinato periodo storico: «bisogna stare attenti che da nani sulle spalle di giganti non si finisca a essere nani sulle spalle di altri nani» (p. 226). Papa Francesco mette spesso in guardia dall’«indietrismo»: «Rimpiangere il passato non serve se si è capaci di farlo rivivere nel nuovo che si viene a creare» (p. 224).

Il secondo libro rievoca come chiave interpretativa della missione di papa Giovanni Paolo I, proclamato beato domenica scorsa, La semplicità stile di vita (pp 285, euro 25). Il testo nasce dallo studio delle oltre quattromila pagine che compongono gli atti ufficiali del processo di canonizzazione, visionati dall’autore in quanto postulatore della causa. Non vengono nascoste difficoltà e perplessità: «alcune testimonianze sono profondamente critiche sull’operato pastorale del patriarca di Venezia» (Albino Luciani guidò la Chiesa veneziana dal 1970 al 1978, anno dell’elezione pontificia). Questo dimostra, secondo l’arcivescovo Fisichella, che «un santo non debba essere una persona perfetta, ma un uomo di fede che con i suoi difetti si è impegnato a rendere il Vangelo un fatto vivo in ogni giorno della sua esistenza» (p. 15).

Nella sua vita sacerdotale (vice parroco, vice rettore del seminario, segretario del sinodo, cancelliere della curia, vicario generale della diocesi di Belluno) ed episcopale (vescovo di Vittorio Veneto e patriarca di Venezia), culminata nell’unico mese come Pontefice, fu caratterizzata con verità dal suo motto episcopale, humilitas, tanto che il cardinale Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, sintetizzò con un’immagine: «Il suo magazzino è incomparabilmente più fornito della sua vetrina» (p. 216). Vale la pena di fare nostra una sua semplice ma pregnante preghiera: «Signore, prendimi come sono, con i miei difetti, con le mie mancanze, ma fammi diventare come tu mi desideri» (p. 172).

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