Le emozioni non sono ostacoli da cacciare via, ma luci accese che illuminano
gli angoli più bui della nostra storia personale
CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA
[con·sa·pe·vo·lèz·za e·mo·tì·va]
Consapevolezza deriva dal latino cum (insieme) e
sapere (conoscere, avere sapore). Emotiva deriva dal
latino emovere (portare fuori, scuotere). Significa
letteralmente “conoscere intimamente ciò che ci
scuote e ci spinge verso l’esterno”.
Luci nella casa buia. Il dodicesimo passo ci richiede di compiere un’operazione di straordinaria onestà intellettuale ed emotiva: imparare a riconoscere con precisione scientifica tutto ciò che si muove, talvolta in modo caotico, dentro di noi. Molto spesso affrontiamo il cambiamento focalizzandoci solo sulle azioni esterne, sui comportamenti da modificare o sugli obiettivi da raggiungere, dimenticando che ogni nostra azione è mossa da un motore sotterraneo fatto di stati d’animo. Sviluppare una profonda consapevolezza emotiva significa smettere di anestetizzarsi e iniziare a dare un nome a ciò che proviamo.
Dobbiamo imparare a riconoscere la rabbia che brucia e che spesso nasconde un bisogno non ascoltato; la paura che stringe lo stomaco e ci segnala che ci stiamo avventurando in territori nuovi; la gioia che apre il petto e ci indica la strada; la tristezza che appesantisce i passi ma che ci chiede solo il tempo per elaborare una perdita.
La tendenza più comune è quella di dividere le emozioni in buone e cattive, cercando di cacciare via quelle che ci fanno soffrire. Ma le emozioni non vanno scacciate. Sono esattamente come luci che si accendono improvvisamente all’interno di una casa buia: ti mostrano la presenza di stanze, dettagli e spigoli che altrimenti non vedresti mai e rischieresti di urtare.
La consapevolezza emotiva è la scelta coraggiosa di abitare quelle stanze, di fermarsi ad ascoltare il loro messaggio e di accoglierle senza alcuna vergogna o giudizio morale. Nello studio di uno psicologo si scopre che il dolore diminuisce non quando lo neghiamo, ma quando gli permettiamo di esistere e di raccontarci la sua verità.
Se conosco le mie emozioni, se smetto di considerarle nemiche o debolezze da nascondere, posso finalmente abitare la mia casa interiore con sicurezza. Solo quando impariamo a stare con ciò che c’è, anche quando è faticoso, possiamo dire di aver compreso la grammatica profonda del cambiamento. E dopo che hai imparato ad ascoltarti davvero, sai che feste si possono fare nel riscoprirsi finalmente interi e sinceri?
Le tappe del cammino
Il cambiamento in 21 parole e tutto il tempo che serve: manuale pratico di imperfezione
Gesto
Azione
Costanza
La Voce Alessandrina Settimanale della Diocesi di Alessandria
