Abitare le proprie stanze: l’arte di ascoltare ciò che si muove dentro. Manuale pratico di imperfezione, di Enzo Governale (tredicesima puntata)

Le emozioni non sono ostacoli da cacciare via, ma luci accese che illuminano
gli angoli più bui della nostra storia personale

 

CONSAPEVOLEZZA EMOTIVA
[con·sa·pe·vo·lèz·za e·mo·tì·va]

Consapevolezza deriva dal latino cum (insieme) e
sapere (conoscere, avere sapore). Emotiva deriva dal
latino emovere (portare fuori, scuotere). Significa
letteralmente “conoscere intimamente ciò che ci
scuote e ci spinge verso l’esterno”.

Luci nella casa buia. Il dodicesimo passo ci richiede di compiere un’operazione di straordinaria onestà intellettuale ed emotiva: imparare a riconoscere con precisione scientifica tutto ciò che si muove, talvolta in modo caotico, dentro di noi. Molto spesso affrontiamo il cambiamento focalizzandoci solo sulle azioni esterne, sui comportamenti da modificare o sugli obiettivi da raggiungere, dimenticando che ogni nostra azione è mossa da un motore sotterraneo fatto di stati d’animo. Sviluppare una profonda consapevolezza emotiva significa smettere di anestetizzarsi e iniziare a dare un nome a ciò che proviamo.

Dobbiamo imparare a riconoscere la rabbia che brucia e che spesso nasconde un bisogno non ascoltato; la paura che stringe lo stomaco e ci segnala che ci stiamo avventurando in territori nuovi; la gioia che apre il petto e ci indica la strada; la tristezza che appesantisce i passi ma che ci chiede solo il tempo per elaborare una perdita.

La tendenza più comune è quella di dividere le emozioni in buone e cattive, cercando di cacciare via quelle che ci fanno soffrire. Ma le emozioni non vanno scacciate. Sono esattamente come luci che si accendono improvvisamente all’interno di una casa buia: ti mostrano la presenza di stanze, dettagli e spigoli che altrimenti non vedresti mai e rischieresti di urtare.

La consapevolezza emotiva è la scelta coraggiosa di abitare quelle stanze, di fermarsi ad ascoltare il loro messaggio e di accoglierle senza alcuna vergogna o giudizio morale. Nello studio di uno psicologo si scopre che il dolore diminuisce non quando lo neghiamo, ma quando gli permettiamo di esistere e di raccontarci la sua verità.

Se conosco le mie emozioni, se smetto di considerarle nemiche o debolezze da nascondere, posso finalmente abitare la mia casa interiore con sicurezza. Solo quando impariamo a stare con ciò che c’è, anche quando è faticoso, possiamo dire di aver compreso la grammatica profonda del cambiamento. E dopo che hai imparato ad ascoltarti davvero, sai che feste si possono fare nel riscoprirsi finalmente interi e sinceri?

Le tappe del cammino

Il cambiamento in 21 parole e tutto il tempo che serve: manuale pratico di imperfezione

Consapevolezza

Accettazione

Responsabilità

Visione

Decisione

Micro – obiettivo

Impegno

Gesto

Azione

Costanza

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