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La Recensione – Costituzione italiana: art. 7

«Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale». Così recita la Costituzione della Repubblica Italiana. Lo storico Daniele Menozzi commenta questo testo in “Costituzione italiana: art. 7”, pubblicato nell’inverno da Carocci (pp 141, euro 13). Dopo aver raccontato i difficili rapporti tra lo Stato e la Chiesa a seguitodell’unificazione avvenuta nel 1861, il libro arriva ai Patti Lateranensi, siglati nel 1929 da un Benito Mussolini che considerava il cattolicesimo «un veicolo di espansione della civiltà italiana nel mondo» (p. 33), anche se contestualmente approvava le violenze squadriste contro le associazioni religiose. I due contraenti nel nuovo trattato lessero quello che volevano leggere: il Duce sosteneva «che i Patti non intaccavano la subordinazione della Chiesa allo Stato. Pio XI replicava che essi invece sancivano la tradizionale pretesa curialista circa la sottomissione dello Stato alla Chiesa» (p. 46) in quanto detentrice del potere spirituale. Fin da subito questa ambivalenza generò tensioni, che il successivo Pontefice, il venerabile Pio XII, cercò di allentare, secondo lo storico Menozzi, richiamando «il regime all’osservanza dell’accordo, senza mettere in discussione la manifestazione di un pubblico sostegno verso le sue politiche» (p. 56). Dopo la guerra, i collaboratori del Santo Padre fecero capire che «la scelta tra monarchia e repubblica era di scarsa importanza rispetto alla futura elaborazione di una Costituzione autenticamente cristiana» (p. 67), con tutte le ambiguità di quest’espressione. Ma dal nipote del Papa arrivò ai costituenti un chiaro messaggio: «uno scarso impegno dei democristiani per l’inserimento dei Patti nella Costituzione avrebbe comportato una sconfessione del partito da parte dell’autorità ecclesiastica e dunque la perdita di quel consenso elettorale di cui il capillare sostegno ecclesiastico era stato il vettore determinante» (p. 72). Interessante notare l’atteggiamento del leader comunista: Palmiro Togliatti pensava che la redazione dell’articolo 7 «era il prezzo che si poteva pagare perché la Chiesa […] concedesse il suo assenso a un assetto dello Stato italiano basato sui fondamentali diritti del singolo e delle comunità» (p. 82). Il libro si chiude con la modificazione del Concordato firmata a Villa Madama in Roma tra Bettino Craxi e il cardinale Agostino Casaroli. «Se nella Costituzione del 1948 il rapporto pattizio tra Chiesa e Stato era dettato dalla prospettiva di garantire lo sviluppo della vita democratica, la sua riproposizione nel 1984 ha rappresentato un rallentamento nel percorso della società italiana verso quell’effettiva laicità auspicata anche da quegli ampi settori della comunità ecclesiale che vi scorgevano l’attuazione di un’istanza evangelica» (p. 127). Conclusione molto discutibile di un volume molto interessante.

Fabrizio Casazza

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