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Collezionare per credere – Tutti un po’ Leopardi

Nel 1819 il ventunenne Giacomo Leopardi scrive la lirica “L’infinito”; è la sua poesia più celebre e quella che, nel tempo e più di tante altre, ha segnato l’esperienza scolastica di generazioni di studenti. Nel 2019 compie duecento anni: per celebrare l’anniversario e permettere ai più giovani di apprezzarla come questa merita, sono in programma tanti concorsi, non solo poetici, come quello promosso da Masca Servizi Editoriali (info all’indirizzo: siepe@mascase.it).

Einaudi Ragazzi ha da poco editato un libro con le illustrazioni di Marco Somà, che si chiude con un pensiero di Daniele Aristarco, il quale, prima di dedicarsi alla parafrasi, si chiede: «Si può chiudere l’infinito in una bottiglia, in una scatola, in un recinto?». Viene rappresentato per immagini il giovane Leopardi. Slanciato, sottile, elegante. Veste gli abiti della sua epoca con impeccabile realismo; soprabito a redingote cilestrino, ben assortito a pantaloni a quadri grigio-blu, camicia con colletto rigido e cravatta a fiocco. Sotto il braccio, una cartella portacarte colma di fogli. In mano, un bastone dall’impugnatura arrotondata. L’aspetto di Giacomo è quello di un timido capriolo; grandi occhi scuri e rami carichi di foglie e fiori sul capo. Ogni verso è in una tavola su doppia pagina che gli fa da cornice. Giacomo si avvia per una passeggiata, muovendo dal suo rifugio dentro un albero. In realtà pochi passi fino alla siepe, che qui è un cancello socchiuso. Sulla sua sommità si affacciano e si intrecciano rami di fiori color amaranto. Fogli manoscritti vengono via dalla cartella. Sospesi nell’aria come foglie. Il volume illustrato di Einaudi Ragazzi è in buona compagnia. Già nel 2009, ad esempio, è uscito l’opuscolo dal titolo “Leopardi tutti quanti”, con un fumettoso leopardo in copertina, promosso dalla sezione alessandrina di “Italia Nostra Onlus”.

Il libretto, che ha lo scopo di sburocratizzare la poesia assimilandola a un sito internet, comincia con questo incipit: «“L’Infinito” di Leopardi, in particolare il verso “…che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”, potrebbe insinuare l’idea che quella dei poeti sia una dimensione solitaria, che tende a escludere perfino i propri simili…». Per una copia omaggio contattare la mail almar86@libero. it; i docenti possono richiederne più copie per le classi allo stesso indirizzo di posta elettronica.

Mara Ferrari

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