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A noi quanto è costato cambiare le abitudini?

Il #granellodisenape di Enzo Governale

La fotonotizia

Don Roberto Fiscer (nella foto), nato a Genova nel 1976, è parroco della SS. Annunziata del Chiappeto a Genova. La sua vocazione è uno dei frutti della Giornata mondiale della Gioventù del 2000 a Roma: prima di entrare in seminario Roberto era dj e animatore sulle navi. «Per anni questo talento l’ho suonato a vuoto, cercando gli applausi, ma restavo solo con la mia tristezza» dice il prete ligure.

Poi la chiamata al sacerdozio, che non ha fermato la passione per la musica: nel 2010 quando era parroco a San Martino d’Albano, ad Arenzano, ha creato la prima discoteca cristiana. Nel 2013 è nata “Radio fra le note”: «Cerchiamo di arrivare ai ragazzi con il linguaggio più diretto, attraverso l’esempio, il coinvolgimento. Vogliamo cantare il Vangelo nelle periferie come dice papa Francesco» racconta don Roberto.

A noi quanto è costato cambiare le abitudini?

Chiedere un cambiamento significa dire all’altro: lasciati volere bene da me, fidati

Cari amici, mi siete mancati. Mi è mancato potervi raccontare questi mesi dal particolare punto di vista di questa pagina, e oggi fatico un po’ a scrivervi. Forse è proprio di questo che vorrei parlare, della fatica. Sono stati mesi molto difficili per tutti, faticosi perché ci hanno costretto a cambiare le nostre abitudini. Quindi direi che la fatica più grossa è stata proprio questa: il cambiamento.

Siamo passati dallo stare poco in casa al vivere solamente la casa, dal lavorare in un luogo adibito esclusivamente al lavoro al non lavorare o lavorare da casa (per i più fortunati). Siamo passati dalla scuola alla casa, dalla passeggiata al parco a quella in corridoio, dalle chiese all’immagine sacra in casa (per i più fortunati). Insomma, la casa è stata al centro della nostra vita per due mesi: questo sì che è un cambiamento! La casa-ufficio-chiesa-scuola-parco ha concentrato dentro di sé tutta la nostra vita.

Ora che siamo usciti, dobbiamo chiederci: cosa ci è mancato in quei mesi? Cosa ha reso faticoso questo tempo? Ci è mancata la libertà di poter lasciare i figli a scuola e rivederli alla sera dopo il lavoro? Ci è mancata la “Messa della domenica” con colazione? Ci sono mancate le passeggiate al parco? Ci è mancato il nostro ufficio (colleghi compresi)? Oppure ci è mancata la libertà? Ma quale libertà? Non certo la libertà del “voglio essere libero di fare quello che voglio”, ma la libertà di accogliere un cambiamento, come necessario per il bene comune, per il bene delle persone a cui vogliamo bene e forse anche per noi stessi. E non parlo del non poter uscire di casa, ma dei piccoli cambiamenti che abbiamo dovuto mettere in atto con le persone che sono state con noi dentro quella casa.

Normalmente, quando qualcuno ci chiede un cambiamento, la nostra reazione è stizzita perché leggiamo questa richiesta come un attacco alla persona, come se così come siamo non andassimo bene. Invece sappiamo che la vita è cambiamento, che ciò che siamo oggi è diverso da ciò che saremo tra un anno. Chiedere un cambiamento significa dire: lasciati volere bene da me, fidati. E se per voler bene ci vuole tanto coraggio, fidarsi e lasciare che gli altri ci vogliano bene ne richiede ancora di più. Credo sia stata questa la fatica di ognuno: ritrovarsi tutto il giorno e tutti i giorni con chi ti chiede un cambiamento delle tue abitudini, dei tuoi difetti, della tua quotidianità.

Ricordo bene la prima settimana passata con Matilde. Non era mai successo prima e quante cose abbiamo cambiato delle nostre vite! Abbiamo persino disegnato un maxi piano giornaliero sul muro cercando di trovare una mediazione tra le nostre abitudini; o almeno, ci abbiamo provato, perché già il terzo giorno c’era qualcosa che non andava, ma ormai avevamo entrambi accettato il cambiamento ed è stato naturale cambiare nuovamente. Sia chiaro, ciascuno di noi ha diritto a uno spazio “suo”, un posto e un tempo per la cura di sé, ma l’amore si vive sul campo del “cambiamento”: quanto siamo disposti a cambiare di noi per amore? Gesù è morto per questo amore: a noi, quanto è costato cambiare le nostre abitudini?

 

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