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«Offriamo ai ragazzi una testimonianza di vita»

Insegnanti di religione

Il lockdown ha obbligato a ripensare i metodi di insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Come si sono preparati gli insegnanti per questo singolare anno scolastico? Lo abbiamo chiesto al professor Angelo Teruzzi, insegnante di filosofia in pensione e direttore del Servizio per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica.

Professor Teruzzi, come ha vissuto il lockdown?
«Ovviamente sono rimasto in casa, ma ho seguito gli insegnanti di religione per sapere come vivevano la situazione, cercando di rendermi utile. Per loro è stato un periodo difficile, in cui sono stati messi alla prova e hanno affrontato in modo nuovo i problemi didattici a distanza. Molti mi hanno raccontato esperienze positive, in cui sono riusciti a mantenere un buon rapporto con le classi e a entrare in una nuova relazione con i genitori, soprattutto nella scuola primaria e nella secondaria di 1° grado. Nonostante alcuni aspetti positivi, è chiaro che l’attività scolastica ha bisogno di un rapporto “in presenza”: gli insegnanti hanno bisogno di vedere gli studenti non solo su uno schermo, e gli studenti hanno bisogno di stare insieme».

Quando e come vi siete ritrovati con tutti gli insegnanti?
«Il 5 settembre è iniziato il corso di aggiornamento per gli insegnanti di religione cattolica con un incontro in cui ho ritrovato tutti gli insegnanti della diocesi, circa una sessantina. Ci siamo rivisti per la prima volta dopo il lockdown e abbiamo partecipato alla Messa celebrata da don Giuseppe Bodrati e da don Andrea Alessio, in Santa Maria di Castello. È stata l’occasione per ringraziare e salutare i docenti che sono andati in pensione il 1° settembre, ovvero lo stesso don Giuseppe, Rosa Lanza e Alda Terreni. Dopo la Messa, c’è stata un’intervista-testimonianza di don Giuseppe Bodrati, che per anni ha insegnato religione ed è stato responsabile dell’Ufficio scuola prima di me. Egli ci ha sintetizzato il meglio della sua esperienza. Il corso proseguirà nell’ottica di favorire la crescita negli insegnanti di una coscienza comune di appartenenza alla Chiesa, oltre che di affrontare i problemi professionali propri della materia di insegnamento. Gli insegnanti di religione ricevono un mandato dal Vescovo, sono una presenza ecclesiale dentro la scuola».

Quale supporto fornisce l’ora di religione ai ragazzi in questo momento?
«Gli insegnanti di religione, rientrando a scuola, sono di fronte ai problemi che avvertono anche gli altri insegnanti, in questo inizio d’anno un po’ strano. L’ora di religione potrà però continuare ad essere uno spazio in cui le grandi domande degli studenti, sollecitate dalla pandemia, potranno essere accolte, in spirito di ricerca comune, e le relazioni con i docenti potranno fornire occasioni di uscita dalla propria solitudine».

Quali sfide fronteggeranno gli insegnanti di religione durante il nuovo anno scolastico?
«Per affrontare l’anno scolastico da poco cominciato, bisogna evitare di lasciarsi prendere dalle preoccupazioni per le complesse procedure ed esaurire tutto lo sforzo in queste pratiche, con il rischio di svuotare la scuola del suo contenuto proprio, ovvero imparare e studiare. Certamente bisogna osservare le norme ma non bisogna togliere l’attenzione a offrire alle nuove generazioni un’esperienza di apprendimento reale e anche una carica di entusiasmo per la positività della vita: far percepire che la vita è buona nonostante tutti i problemi del momento. In ciò gli insegnanti di religione hanno una tradizione anche culturale da cui partire e hanno una testimonianza da offrire».

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