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«Un ritorno a scuola nel segno della speranza»

L’esperienza degli assistenti amministrativi

«Si parte come si può, non si può danneggiare oltre questo servizio»: per Isa Zanotto, 58 anni a novembre, assistente amministrativa all’Istituto “Vinci Nervi Fermi”, l’importante è incominciare a dare un segnale.

L’Istituto ha accorpato diversi indirizzi di studi: Costruzioni, ambiente e territorio (geometra), Industria e artigianato per il mady in Italy (moda), Arti ausiliarie delle professioni sanitarie (odontotecnico), Manutenzione ed assistenza tecnica (meccatronica), plesso Vinci-Migliara : Amministrazione finanza marketing, Sistemi informativi Aziendali, Relazioni Internazionali e per il marketing, Servizi commerciali. 

Isa, la tua impressione è che la “macchina” sia pronta per partire?
«La macchina è già partita, anche se mancano all’appello diversi pezzi. Un esempio? Non sono ancora arrivati i famosi banchi a rotelle e la protezione civile ha appena iniziato a consegnare le mascherine. L’Istituto però ha ricevuto dei fondi dal Ministero dell’Istruzione e si è quindi già dotato di molti dispositivi di protezione individuale. Un altro fronte aperto è che dopo l’esodo di massa della “quota 100” si sono creati dei buchi nel personale docente che non sempre sono stati rimpiazzati dai trasferimenti: il Provveditorato si sta attivando con le nomine ma non si sono trovati ancora tutti gli insegnanti. Questo è un problema per la continuità didattica degli studenti ma anche per i ragazzi disabili che si trovano una girandola di insegnanti di sostegno. Siamo partiti con l’orario 9-12: dopo un anno difficile, stiamo ancora chiedendo sacrifici alle famiglie. Ma per risolvere tutte le problematiche della ripartenza non basta la buona volontà: la macchina della scuola è elefantiaca».

E tu personalmente ti senti pronta a ritornare?
«Bisogna sfatare questo mito che le ferie durino tre mesi: noi personale Ata andiamo in vacanza a turno durante l’estate, quando la scuola è senza alunni e professori non è comunque mai vuota. Dal 1 settembre poi siamo tutti presenti e tutti in turno. Io personalmente ho ripreso a lavorare “in presenza” da metà giugno per gli esami di stato. Rientrare in servizio dopo tanti mesi mi ha fatto piacere, ero e sono contenta di essere tornata nel mio posto di lavoro».

Cosa ti preoccupa?
«Gli elementi di preoccupazione sono tanti, ma cerco di viverli nel segno della speranza perché alimentare il catastrofismo è peggio: le famiglie devono essere supportate in questo cammino, io vivo la ripresa con un senso di responsabilità sociale. Come cristiana mi sembra normale che io abbia uno sguardo tendenzialmente positivo sul reale: le circostanze che siamo chiamati a vivere rientrano in un disegno più grande che ora non riusciamo a capire, ma tutto concorre al nostro bene. Dico sempre che il Signore non ci chiama a scuola per farci morire: ci è richiesta prudenza, non isterismo. Devo dire che nella mia scuola il clima è abbastanza sereno».

Leggi anche le altre interviste sulla ripartenza della scuola:

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