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Bosco Marengo e Frugarolo verso le Unità pastorali

Gli incontri dei consigli parrocchiali: ecco cosa è emerso

In questo periodo le parrocchie della nostra Diocesi si stanno riunendo per confortarsi e discutere in merito alle nuove Unità pastorali, promosse dal Sinodo minore diocesano. Questa settimana incontriamo l’arciprete di Bosco Marengo e Frugarolo, don Giuseppe Biasiolo. Per tutti, don Biagio.

Don Biagio, quante volte vi siete già visti, tra Bosco e Frugarolo?

«I consigli parrocchiali delle due parrocchie si sono riuniti, separatamente, per la prima volta la settimana scorsa. Abbiamo lavorato sulla traccia fornita dal Vescovo sulla situazione pastorale delle nostre parrocchie, cercando di “fotografarla” il più fedelmente possibile».

Che cosa è emerso da questi due incontri?

«Le situazioni pastorali di Bosco e Frugarolo sono differenti. Mentre a Frugarolo si riscontra una buona parte dei filoni pastorali identificati dal Vescovo, a Bosco le carenze sono più evidenti».

Cominciamo da Frugarolo, allora. Cosa è venuto fuori?

«A Frugarolo, nonostante i grossi limiti imposti dalla pandemia, sia nell’ambito caritativo sia nell’ambito catechetico, si è riusciti ugualmente a essere presenti e a svolgere le iniziative adeguate. In questi ambiti pastorali si impegnano sia persone di una certa età sia giovani. Riguardo alla situazione attuale, nell’incontro è emerso che la voglia di ricominciare a pieno ritmo è forte».

E a Bosco Marengo?

«Si è preso atto realisticamente della situazione non entusiasmante delle varie iniziative pastorali, soprattutto per i giovani. Tuttavia anche a Bosco l’attività caritativa è in pieno svolgimento, in collaborazione con il Banco alimentare di Novi Ligure, e anche l’animazione liturgica sta riprendendo, con un coro che muove i primi passi. La catechesi c’è, e prosegue rispettando le normative anti-Covid».

Sulle Unità pastorali che cosa vi siete detti?

«Eh… le perplessità superano di gran lunga gli entusiasmi. I parrocchiani in generale hanno sempre vissuto un cristianesimo legato al proprio territorio, e quindi faticano a riconoscersi in una appartenenza più larga, così come in una “operatività” pastorale che vada oltre la parrocchia stessa. Ma il vero punto critico è quello della presenza stabile del parroco: si guarda con apprensione alla “rotazione” dei sacerdoti alle Messe. L’idea è che a lungo andare si perda un punto di riferimento».

Tu che cosa hai risposto?

«Da un lato, ho spinto i miei parrocchiani a esternare queste obiezioni al Vescovo in persona, quando verrà a trovarci. Dall’altro, li ho rassicurati che comunque i parroci della zona vedranno di ovviare all’inconveniente di una eccessiva frammentazione o mobilità. Ne dovremo sicuramente parlare».

Alla luce di quello che è emerso, che cosa chiedi tu al Vescovo? Quali sono i punti da chiarire?

«Innanzitutto, vorrei che ci illustrasse quali sono gli esiti positivi che spera di ottenere con le Unità pastorali. Questo andrà spiegato bene, quando verrà a incontrarci come Zona pastorale (domenica 20 febbraio, dalle 15 alle 17, a Bettale, ndr). E poi, credo sia necessario un chiarimento sull’impostazione della presenza dei sacerdoti nelle diverse Unità pastorali. Ascoltando le reazioni delle persone e rispondendo in maniera persuasiva, senza dare l’impressione di voler imporre uno schema precostituito».

Andrea Antonuccio

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