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Pubertà precoce: che cos’è e perché si verifica

La pediatra Sabrina Camilli

Prima dei 12 anni nessun genitore vorrebbe sentir parlare di pubertà in relazione al proprio figlio o figlia: già dovrebbero rimanere bambini per sempre, ci manca solo che questo passaggio si verifichi prima di quando ce lo aspettiamo. Ma sappiamo veramente quando dovrebbe iniziare il passaggio all’età adolescenziale e poi adulta nell’essere umano? E soprattutto ci siamo mai chiesti da cosa deriva la pubertà precoce? Partiamo da una domanda che ci è arrivata in redazione, indirizzata alla nostra pediatra di fiducia, la dottoressa Camilli: «Cara dottoressa, ho sentito di bambine che hanno il ciclo mestruale a 9 anni. Vorrei chiederle, a che età arriva il ciclo solitamente? Come possiamo evitare che arrivi troppo precocemente?».

Per rispondere a questo quesito, incominciamo dalle basi: «La pubertà si avvia in genere attorno agli 8 anni», ci spiega la dottoressa Camilli. «Da un minimo di 8 anni a un massimo di 13 nella femmina, mentre nel maschio si parte dai 9 fino ai 14 anni».

Dottoressa, quando siamo davanti a un caso di pubertà precoce?

«Si parla di pubertà precoce quando avviene prima degli 8 anni nella bambine e prima dei nove anni nei bambini. L’incidenza della pubertà precoce è di uno a cinquemila/diecimila a seconda delle statistiche consultate e degli studi. È molto più frequente nelle femmine che nei maschi. Ultimamente con il lockdown sono aumentati i casi di pubertà precoce».

Ci potrebbe spiegare perché succede?

«Le motivazioni sono diverse, perché possono entrare in gioco più fattori. Possono essere quelli genetici, quindi una familiarità, un’ereditarietà, ma anche fattori ambientali. Oggi si parla di fattori “epigenetici” cioè che vanno a interferire sulla parte genetica. Stiamo parlando quindi dell’alimentazione, di ciò che il bambino mangia, ma anche dei cambiamenti sociali e dello stile di vita, come la maggiore sedentarietà, l’uso di cellulari, tablet e device elettronici tipici dei nostri tempi. Ci sono studi dai quali emerge che alcuni inquinanti ambientali, che in questo caso si caratterizzano come “interferenti endocrini”, possono andare a mimare gli ormoni e quindi a velocizzare, anticipare lo sviluppo».

Ci spiega che cosa sono gli “interferenti endocrini”?

«Vengono chiamati “interferenti endocrini” sostanze come gli ftalati o il bisfenolo che possono essere contenuti in oggetti comuni di plastica, in passato si trovavano anche nei biberon, oppure nei giochi dei bambini, nonché nei cosmetici. E quindi è molto importante esserne a conoscenza: l’uso comune di questi materiali può essere dannoso perché interferisce nella nostra attività ormonale, sia nei bambini che negli adulti. Gli studi stanno diventando sempre più precisi in materia».

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