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Dobbiamo tornare a essere comunità

Raoul Kouame, seminarista della Diocesi di Alessandria

Prosegue il nostro cammino alla scoperta dell’Assemblea diocesana, accompagnati dalle sette Lettere del Libro dell’Apocalisse di San Giovanni. Per leggere questi brani, all’indirizzo diocesialessandria.it/ad2020, è disponibile il percorso e i video di commento con il nostro Vescovo. Questa settimana abbiamo sentito Raoul Kouame, seminarista della Diocesi di Alessandria: «Inizierò tra poco il terzo anno di seminario. Il 13 maggio, nel giorno della Madonna di Fatima, ho terminato il baccellierato in Teologia. Nel mentre ho cominciato anche un primo ciclo di specializzazione in Teologia morale sociale a Torino». Ma torniamo all’Assemblea diocesana…

Raoul, quale delle sette Lettere dell’Apocalisse avete scelto in seminario?
«Il momento della scelta devo dire che è stato molto impegnativo. Siamo cinque seminaristi e un rettore, ognuno ha un modo personale di vedere la vita. Ogni Chiesa ha una caratteristica che c’entra con il nostro percorso vocazionale, ognuna per noi poteva essere interessante. Per esempio, io ero attratto da Efeso e Tiàtira. Ma alla fine abbiamo scelto, democraticamente, Filadélfia. In particolare per due caratteristiche».

Ci racconti la prima?
«Riguarda la poca forza, o come il nostro Vescovo ha interpretato, la povertà. Una povertà non materiale, ma di formazione e comunità. Essendo in seminario viviamo pienamente questa dinamica, perché formare significa modellare, riempire e realizzare un modello. Da me, in Costa d’Avorio, si dice: “Un secchio pieno non si riempie più”. Comprendendo questa dinamica riusciamo a vivere prima da cristiani e poi come pastori per le nostre comunità».

E la seconda?
«Nonostante la persecuzione i cristiani hanno portato avanti la loro fede, non hanno rinnegato Gesù. Mi ricordo che nell’esortazione post sinodale “Verbum Domini” del 2010 i vescovi invitavano a fare della Parola l’anima della formazione. Serve creare una relazione intima con la Parola, per poter scoprire la propria vocazione. Poi alla luce di questo si riesce davvero a comprendere e amare Gesù. Queste due caratteristiche sono fondamentali nella formazione: primo perché c’è bisogno dell’aiuto di tutti, e secondo perché serve mettere al centro la Parola di Dio nel nostro percorso».

Come avete vissuto questa modalità in seminario?
«È stata un vero e proprio momento di condivisione. Come dicevo prima, non è stato semplice fare la giusta scelta, perché ogni Chiesa aveva degli spunti di riflessione sulla nostra vita in seminario. D’altronde il Vescovo nella Lettera pastorale “Un solo corpo” ha parlato di comunità mettendo un accento su una condivisione ordinata e spassionata. Una comunità che condivide, guardando i punti deboli e i punti forti, per cercare di migliorarsi sempre di più».

Che cosa ti piacerebbe approfondire di questa Lettera?
«Ritornerei ancora sul tema della comunità. In questi ultimi anni, durante l’Assemblea diocesana si è parlato spesso di comunità. Secondo me, però, siamo ancora lontani da raggiungere quest’obiettivo. Il Papa nella “Gaudete et exsultate” ricorda che non ci si salva da soli, serve la comunità, condividendo l’Eucarestia e la preghiera. Queste sette chiese erano perseguitate, ma non hanno fermato il loro slancio e la fede solo perché erano comunità. E questo ha permesso di affrontare le problematiche».

Cosa hai imparato da questa pandemia?
«Avevamo condiviso su Voce la nostra esperienza in seminario durante la quarantena. In questo periodo di lockdown ho osservato una realtà differente. Prima vedevo alcune cose scontate. Oggi, camminando per strada, anche stringere la mano di una persona non è più così semplice. Tutto ciò che ci sembrava normale, adesso è cambiato. Niente è ovvio… Questo momento di isolamento è stato per me un grosso tempo di preghiera e di meditazione: offro le mie preghiere al Signore, non solo per guarire fisicamente chi è colpito da questo virus, ma per non distruggere i rapporti tra fratelli. Questo per ritornare più umani, in un momento in cui ne abbiamo davvero bisogno».

VUOI PARTECIPARE? ECCO COME SI FA

Collegati al sito diocesialessandria.it/ad2020 e segui le istruzioni: è semplicissimo! Troverai un video introduttivo in cui il vescovo spiega le caratteristiche delle sette lettere alle sette chiese contenute nell’Apocalisse. Chiedi allo Spirito Santo di aiutarti a capire quale di queste parla maggiormente al tuo cuore, e una volta che l’avrai scelta, approfondiscila guardando un secondo video, quello specifico della chiesa che hai scelto. Se vuoi, scrivi al vescovo che cosa hai pensato! Puoi compilare il form che trovi online accanto ai video. Vuoi condividere con i lettori di Voce le tue riflessioni? Scrivi ad assemblea@diocesialessandria.it.

Alessandro Venticinque

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