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Albert Vanhoye e “Il sangue dell’alleanza”

“La recensione” di Fabrizio Casazza

«Un fratello nella fede totalmente rapito dalla Parola che ci annunciava»: così il cardinale Leonardo Sandri, vice decano del collegio cardinalizio, durante le esequie celebrate il 31 luglio scorso definì il cardinale gesuita Albert Vanhoye (nella foto), segretario emerito della Pontificia Commissione Biblica, il cardinale più anziano, morto a 98 anni.

Ricordò in questo modo il suo prezioso insegnamento e la sua convinta testimonianza nel corso degli esercizi spirituali predicati alla curia romana nel 2008 al cospetto di Benedetto XVI, il Papa che due anni prima lo aveva creato cardinale, dispensandolo dal ricevere l’ordinazione episcopale. Nei mesi scorsi le edizioni San Paolo hanno pubblicato Il sangue dell’alleanza (pp 206, euro 18), che contiene le meditazioni tenute dall’autore negli anni Novanta a un gruppo di Missionari del Preziosissimo Sangue presso l’abbazia di Giano dell’Umbria.

Chiarito preliminarmente che lo scopo dei momenti di ritiro consiste nel «rivitalizzare la nostra relazione con il Signore, sapendo che tutto il resto dipende da essa» (p. 12), il libro spiega che è Gesù colui che al massimo grado può realizzare una relazione d’amore con Dio poiché è, secondo le espressioni della Lettera agli Ebrei, «misericordioso e degno di fede». Il suo sacrificio rende sacri coloro che ne ricevono i benefici in quanto li permea della santità di Dio. Restare uniti a lui permette di essere detersi dal suo sangue, che nella passione «si è imbevuto di Spirito Santo, perciò ha efficacia per la purificazione delle nostre coscienze e per riallacciare la relazione con Dio» (p. 195), interrotta dal peccato, cominciando una vita nuova.

Come giustamente sottolinea nella prefazione don Luigi Maria Epicoco, recentemente nominato dal Papa assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione ed editorialista del quotidiano L’Osservatore Romano, «queste pagine aiuteranno molti ad accostarsi al testo biblico e alle pagine della Lettera agli Ebrei con occhi nuovi, nella consapevolezza che tra noi e il cielo finalmente c’è un varco, un passaggio, un’alleanza che ha un nome proprio: Gesù Cristo» (p. 8).

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