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Il nulla, le corazzate e l’enigma

L’Editoriale di Andrea Antonuccio

Care lettrici, cari lettori,

un amico sacerdote mi sta facendo fare un “percorso di conoscenza” molto interessante, attraverso una domanda che non mi lascia tranquillo, anche alla luce della mia recente (e drammatica) esperienza con il Covid-19. La domanda è: «Che cosa ci strappa dal nulla?». Una domanda di senso, di significato dell’esistenza, prima o poi ce la siamo fatta tutti, credo.

Eppure, chiedersi che cosa ci può strappare dal nulla richiede da parte nostra la coscienza che un “nulla” esiste, è una possibilità concreta per ognuno di noi. Anche per chi crede, e magari si trova ad affrontare circostanze terribili (abbiamo sempre davanti ai nostri occhi la tragedia del coronavirus) accorgendosi, amaramente, della pochezza della sua fede (io per primo, e ve l’ho anche raccontato qui su Voce qualche numero fa).

Ma allora, concretamente, che cosa ci salva da quel vuoto di significato che vediamo ogni giorno intorno a noi, e da cui derivano l’odio per la Chiesa e l’indifferenza per la vita umana fin dal suo concepimento; il rancore verso la famiglia, le scuole paritarie o un’idea di società in cui il soggetto, visto nel suo insieme, è al primo posto (ce ne parla nell’intervista il professor Renato Balduzzi); le limitazioni alla libertà di espressione, in nome di un’etica che non ha altra origine se non la mentalità dominante (quella del “nulla”, appunto).

Ma noi che abbiamo conosciuto la bellezza e la tenerezza di Cristo nei nostri confronti, che compito abbiamo in questa epoca? Possiamo solo difenderci dalle “corazzate laiciste” che sembrano dominare l’orizzonte? Mi permetto di suggerire che, prima, dovremmo renderci conto dei termini della questione. Scriveva G. K. Chesterton, nel suo libro “Ortodossia”: «Il male non è che i sapienti non vedono la risposta, ma che non vedono l’enigma». Noi lo vediamo?

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