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Puccini e la Tosca

“La Voce delle note” di Giacomo Lucato

14 giugno 1800. Marengo, provincia di Alessandria. Gli eserciti sono schierati: da una parte Napoleone, con in testa il suo classico “petit chapeau”, al comando di truppe dalle uniformi bianche e blu; dall’altra, i soldati austriaci con le baionette puntate, guidati dal generale Michael von Melas. L’aria saprà ben presto di zolfo e legno bruciato, il leggendario scontro bellico renderà la Francia la nazione più potente d’Europa, conferendo al “piccolo Caporale” la fama eterna. Cent’anni dopo, accade un fatto speciale. Si apre il sipario del teatro Costanzi di Roma e ha inizio la prima rappresentazione dell’opera “Tosca”, ambientata proprio nel giorno in cui si svolse la battaglia di Marengo. È uno dei capolavori di Giacomo Puccini, padrone assoluto del mondo operistico del tempo, come, un secolo prima di lui, Napoleone era stato protagonista indiscusso della politica del vecchio continente.

Una musica scritta per catturare il pubblico

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento. Giacomo Puccini nasce a Lucca da una famiglia in cui si respira musica da quattro generazioni, ma ciò non è abbastanza per farlo innamorare di quest’arte. I suoi studi infatti sono tiepidi e altalenanti, nulla lasciano trapelare dell’uomo che presto diventerà uno dei più grandi e amati compositori di sempre. Eppure a un certo punto qualcosa si sblocca: si accende un fuoco sacro dentro il suo petto. Non ha nemmeno diciott’anni quando decide di andare a piedi da Lucca a Pisa.

Cammina tanto da consumare un paio di scarpe, ma l’obiettivo è ben preciso: assistere all’allestimento e alla messa in scena dell’ “Aida” di Giuseppe Verdi. Puccini è affascinato dall’opera: ama seguire il corso della narrazione, si lascia prendere da stupore e meraviglia, adora abbandonarsi al dolce abbraccio della commozione e dello struggimento emotivo. Decide che questa sarà la sua finestra sul mondo della musica.

È l’unica via possibile, quella in cui sente di poter lasciare un segno. Scrive per la gente: è il pubblico il vero protagonista dei suoi drammi e Puccini sa come conquistarselo, raccontando storie d’amore e di morte. Lo sfondo storico è un mero pretesto per costruire le trame più intricate e stupefacenti, nelle quali nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio è pensato per trasportare la vicenda su un piano di sincera umanità, stimolando la piena partecipazione emotiva dell’ascoltatore. Le sue rappresentazioni sono fuochi d’artificio per il cuore della gente, in balia di un turbinio ascendente di emozioni: è per questo che egli brillerà sempre nel cielo come un dei più grandi slanci di romanticismo che l’Italia potrà mai dare.

Tosca, un turbinìo di sentimenti

Tosca” è un chiaro esempio di romanticismo pucciniano. Il dramma è mosso totalmente dall’irrazionale manifestazione dei sentimenti dei personaggi: partendo dalla gelosia iniziale di Tosca verso il pittore Cavaradossi, si passa poi per la forte amicizia di quest’ultimo verso il compagno di politica Angelotti e la sfrenata bramosia di potere del console Scarpia, concludendo con il cieco amore di Tosca, che si tramuterà infine in morte.

Sono le pulsioni interiori a prendere il sopravvento in ogni scena: condizionano costantemente l’andamento della storia e mostrano tutte le loro più sottili sfumature, diventando i veri protagonisti del dramma. Il discorso musicale si muove di melodia in melodia, ognuna volta a sottolineare e definire l’identità dell’emozione rappresentata. L’orchestra tuona e scuote, sussurra e commuove, ferisce ed ama: il tumulto della scena è tutto trasposto in musica, come se questa fosse una enorme cassa di risonanza delle onde di emotività che investono il cuore dei personaggi in azione.

La Tosca, in tre consigli d’ascolto

Ecco alcuni consigli di ascolto per godere appieno dell’opera pucciniana. Al termine, il link a YouTube.

L’opera completa: film del 1976, con il direttore d’orchestra Bruno Bartoletti e il regista Gianfranco De Bosio (youtu.be/yOQ2X7xVcHU).

L’aria “E lucevan le stelle”, all’inizio del terzo atto: l’ultimo lamento disperato del pittore Cavaradossi la notte prima della sua esecuzione, in cui ricorda i dolci momenti passati con Tosca e si rende conto di non aver mai amato tanto la vita come in quegli attimi restanti prima della morte (youtu.be/TU5roitYI1s).​

L’aria “Vissi d’arte”, nel secondo atto: l’intima riflessione di Tosca rivolta a Dio, con cui ella ricorda la propria dedita esistenza, sperando nel miracolo che salvi la sciagurata storia d’amore tra lei e Cavaradossi (youtu.be/zXQvPwYYVBI).

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