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Viviamo il presente come dono, secondo la Sua volontà

Le testimonianze in Cittadella

Siamo Angelica e Francesco e siamo molto emozionati, non solo per il fatto che dobbiamo parlare di fronte a tante persone, ma soprattutto perché dobbiamo rendervi partecipi della nostra fede. Importante responsabilità, ma anche bella opportunità di confronto e crescita. Ci siamo conosciuti in un momento per me difficile. Una mattina, in maniera discreta, Dio mise sulla mia strada Francesco.

Ci siamo frequentati per qualche mese. Grazie a lui ritrovai il sorriso. Mi ha accolta nella sua vita dolcemente e rispettosamente. Il primo gennaio 2000 decidemmo di stare insieme e da allora non ci siamo più separati. Dio era presente nella nostra vita, ma in maniera moderata: domenica a messa, “feste comandate”… insomma tutto “normale”. Abbiamo deciso di sposarci il 16 luglio 2003 e abbiamo “dovuto” frequentare il corso prematrimoniale. Questo è stato il primo segno che ha reso la nostra unione “trina”, noi in, con e per Dio.

La partecipazione a quel corso è stata quasi una chiamata alla vita coniugale cristiana, perché alla fine del corso non eravamo più degli sposini. Fummo chiamati, insieme ad altri, a testimoniare la scelta del Sacramento del matrimonio durante tali corsi. Così il nostro credo cominciò ad essere coltivato e a crescere. Ci inserimmo nella nostra parrocchia come coppia e iniziammo a fare delle scelte che ci permettessero di aumentare la nostra fede. Cercavamo di seguire la sua Parola: dietro un fatto accaduto bello o brutto, una persona incontrata tentavamo di trovare cosa Dio volesse dirci. Non sempre siamo riusciti, ma lo sforzo era quello. Abbiamo avuto in dono due figli, Gabriele ed Elisabetta, e anche nella scelta dei nomi è facile intuire una ricerca cristiana.

Anche nelle nostre amicizie cercavamo di rintracciare un legame con la nostra religiosità: una coppia di amici dell’Opus Dei voleva che ne entrassimo a far parte, ma per noi troppo chiusa; un’altra coppia inizialmente nel Rinnovamento dello Spirito poi nel Movimento francescano ci coinvolgeva; infine abbiamo trovato la nostra dimensione nell’Azione cattolica di Palermo, laici impegnati. Situazioni difficili ce ne sono state, ma non critiche. Il momento più difficile in assoluto lo abbiamo vissuto nel 2015, esattamente alle ore 16 del 10 novembre. Data rimasta impressa nei nostri cuori, perché a quell’ora, in quel giorno e in quell’anno avevamo un appuntamento con una nuova tappa del progetto che Dio ha tuttora in serbo per noi.

Quel giorno io avrei dovuto ricevere una mail dal Ministero dell’Istruzione per essere immessa in ruolo in una delle cento città italiane. Ebbene la mail arrivò esattamente alle 15.57, qualche minuto di anticipo Noi la aprimmo ma faticammo a decifrare una sigla: quella sigla era AL. Non capivamo, non volevamo capire. Impiegammo qualche minuto a comprendere che la mia nuova sede sarebbe stata Alessandria. Nel momento in cui abbiamo realizzato, abbiamo pianto. Il passo successivo sarebbe stato comunicarlo ai nostri figli, rispettivamente 11 e 7 anni. Avremmo dovuto dire loro che ci saremmo separati per circa un anno. E poi? Era tutto un mistero. Avrei dovuto separarmi anche dai miei genitori, sono figlia unica. Per mio padre fu un dolore fortissimo. Io, però, dopo qualche giorno metabolizzai il colpo così: «Se Dio ha voluto così ci sarà una ragione e io mi fido di lui». Da allora questo è stato il mio motto.

Per me è stato sicuramente più facile, la mia fede è sempre stata più “sicura” perché “irrazionale”, mentre per Francesco è stato un pochino più difficile perché più concreto, realistico. E questa è anche la nostra forza, trovare un equilibrio tra l’umano e il divino. Il primo anno mi sono trasferita solo io, nella speranza del trasferimento dopo. Purtroppo o per grazia di Dio, siamo più propensi per la seconda, il trasferimento non c’è stato.

Ottobre 2016 ci siamo trasferiti tutti e quattro. Per ognuno di noi è stato un vissuto difficile, ma per ciascuno di noi è stata importante l’accoglienza nella nostra nuova Parrocchia: Sant’Alessandro. Abbiamo trovato dei sacerdoti, don Maurizio prima, don Mauro dopo e don Gianpaolo adesso, che ci hanno accolto e guidato nell’inserimento. Subito abbiamo intrapreso il percorso di catechismo per Elisabetta. Dopo anche noi come coppia abbiamo trovato il nostro “spazio”. A Palermo, come ho già detto, facevamo parte dell’Azione Cattolica ed eravamo inseriti tutti e quattro.
Nella Parrocchia di Sant’Alessandro siamo entrati a far parte di una grande famiglia impegnata a 360°, dai piccoli ai giovani, dai poveri agli ammalati, alle famiglie. Abbiamo ritrovato ciò che avevamo lasciato: una Chiesa viva e impegnata, fatta di persone che non ci hanno mai fatto sentire soli. E anche qui abbiamo trovato il nostro “spazio” sia all’interno del gruppo famiglie che all’interno della Caritas.

Questo ci ha permesso di continuare a coltivare il nostro credo. Ci ha permesso anche di comprendere che non sempre la vita va secondo i nostri piani, soprattutto quando decidi di aderire al progetto che Dio ha in serbo per te. Abbiamo anche riscoperto il senso della preghiera del “Padre nostro”: non dobbiamo preoccuparci del futuro, ma vivere il presente come dono, e non secondo la nostra volontà, ma secondo la volontà del Padre. Perché siamo figli e se crediamo nell’Amore che il Padre Nostro ha per noi sarà più facile accettare tutto quello che ci accade come dono.

Angelica e Francesco Geraci

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