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Il collezionismo all’interno delle Case di riposo

“Collezionare per credere” di Mara Ferrari

Ora che le Case di riposo, causa pandemia, sono diventate una meta irraggiungibile e nostalgico risulta il far periodica visita ai propri cari, nell’attesa di tornare alla normalità, caliamo la rubrica in questo ambito. Per farlo, ci possiamo avvalere di un curioso libro, ormai fuori catalogo, “Letti a rotelle” dello scrittore Renato Bottura (Edizioni “Gruppo Abele”), geriatra nel 1989 presso l’organico dell’Istituto di Mantova.

Dedica al comodino un intero capitolo del suo struggente volume, ne propongo alcuni passi salienti: «Nell’istituto il comodino non è un ornamento superfluo; a chi è concesso di vivere di cinque metri quadrati letto compreso, il comodino racchiude un’importanza enorme. Dal letto si può infilare un braccio fra le sbarre: la mano può toccare un pezzetto di mondo fuori di sé. La bottiglia dell’acqua minerale, il bicchiere un poco opaco, il libretto delle preghiere, la foto del figlio, o del marito giovane, o della mamma antica, papa Giovanni, un “Sorrisi e Canzoni Tv” del 1983, le posate, il tovagliolo macchiato…

Ognuno ha qualcosa da conservare, nascondere, esibire, come la Margherita, che viveva nell’ombra riflessa del marito Verri, famoso ciclista mantovano degli anni Trenta. Foto di “Gazzette” vecchie, traguardi importanti, biciclette ricordo. Vorrei ora fotografare in macro due oggetti classici e tipici: il libro delle preghiere e il portamonete. Il primo: spesso sono delle vere e proprie rarità tipografiche: caratteri grandi, salmi con traduzioni stranissime ma altrettanto originali, pagine sgualcite, Madonne le più recondite e fiori secchi di anni, ma che ancora fanno guizzare d’emozioni antiche il cuore del vecchio.

Il libro delle preghiere è davvero una delle cose più belle e originali che si possono scoprire in questi brandelli di vita invecchiata. Chissà se riuscirò qualche volta a organizzare una mostra in città di questi scrigni preziosi! Il secondo: monete, bigliettoni da diecimila, chiavi di casa e ancora qualche numero di telefono che ancora risponde (la figlia, la vicina di casa, l’amica volontaria); non so come e perché, ma un bel giorno qualche infermiere si accorse che Gelati aveva nascosto nel suo comodino pacchetti di sigarette minuziosamente riempiti di centinaia di migliaia di lire! E ancora: Olga teneva da anni, avvolti con grande cura e precisione, i bigliettoni dentro garze o retine da medicazione».

Colgo l’occasione per menzionare l’amico collezionista di orologi da polso e da taschino, Gianni Pavese, che da circa un anno non vedo, essendo un ospite del “Platano”. Scommetto che dal suo comodino si possono udire tante lancette del miglior meccanismo svizzero…

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