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L’esempio di Giuseppe Moscati

“Il punto di vista” di Adriana Verardi Savorelli

Lunedì 13 e martedì 14 aprile, di sera, su TV 2000, ho avuto il piacere di rivedere il film “Giuseppe Moscati – L’Amore che guarisce”. Stiamo vivendo in un periodo difficile a causa del diffondersi del coronavirus (leggi anche La storia di Gianni) e i medici, come gli infermieri, rischiano di più perché sono vicini ai malati per curarli e alleviare le loro sofferenze.

Ho pensato al medico di allora e l’ho paragonato ai tanti medici di oggi che sono in trincea come in guerra. Moscati (nella foto), nato a Benevento il 25 luglio 1880, è morto a Napoli il 12 aprile 1927. Era stato medico e ricercatore molto apprezzato e così è stato ricordato: «A Napoli, san Giuseppe Moscati, che, medico, mai venne meno al suo servizio di quotidiana e infaticabile opera di assistenza ai malati, per la quale non chiedeva alcun compenso ai più poveri, e nel prendersi cura dei corpi, accudiva al tempo stesso con grande amore anche le anime».

Era un cristiano che metteva l’Eucaristia al centro della sua vita ed era molto devoto alla Madonna. Sosteneva che non c’era contraddizione o antitesi tra scienza e fede perché entrambe concorrevano al bene dell’uomo. Nell’aprile del 1906, durante l’eruzione del Vesuvio, contribuì a salvare gli ammalati dei quali ordinò l’evacuazione, completata poco prima del crollo della struttura, un piccolo ospedaletto, succursale degli Ospedali Riuniti degli Incurabili di cui diventò primario nel 1919.

Nel 1921 Napoli fu infestata dal colera e lui si distinse per l’efficacia e l’impegno nelle cure dei contadini. Fu beatificato il 16 novembre 1975 da papa Paolo VI e canonizzato il 25 ottobre 1987 da papa Giovanni Paolo II. Ho citato solo le notizie essenziali di questo Santo della carità perché ho notato alcune similitudini con i tempi attuali. Sono morte parecchie migliaia di persone non solo in Italia, ma in tutto il mondo, e anche Moscati è morto in questo periodo stroncato dalla inesauribile fatica per il suo lavoro.

Ha vissuto e provato anche lui il dramma di un male terribile, il colera, che portò alla morte tantissime persone, come noi facciamo esperienza del micidiale virus. E ancora ha amato i malati, vedendo in ognuno di loro l’immagine del Cristo sofferente e bisognoso di aiuto. Così fanno molti medici di oggi che si prendono cura dei malati di coronavirus, in particolare di quelli isolati negli ospedali, impediti della presenza dei loro familiari.

Quel santo medico ebbe l’amorevole riconoscenza da parte della gente che l’aveva conosciuto e i nostri medici morti nell’adempimento del loro dovere e quelli vivi, hanno ugualmente la gratitudine di tutti noi cittadini, sani e malati.

Suscita commozione un pensiero di Giuseppe Moscati, del 17 ottobre 1922: «Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio». Può essere rivolto a tutti.

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